Oggi passo a postare il terzo pezzo della fan fiction comico-demenziale che la mia mente da adolescente in erba malata è riuscita a creare. Ho appena finito di studicchiare economia aziendale quindi non mi assumo la responsabilità di sfondoni grammaticali, scempiaggini e/o simili: sono completamente fusa, dico davvero. E' da un po' di tempo che non posto un disegno (e che non disegno) quindi ho deciso che rimedierò presto, probabilmente durante le ore di francese o di inglese: ebbene sì, domani ricomincia il calvario. Per fortuna questo per me è l'ultimo anno, dopodichè adieu, bon voyage, good bye, sayonara. Se non si è capito, non ho la minima intenzione di fare l'università nè di studiare ancora. Sbaglio? Capirò da sola i miei errori, mi pentirò e mi mangerò il fegato. Ma questo dopo, tra qualche anno. A settembre molto probabilmente partirò per Londra ad imparare la lingua. Chi vuole venire con me? Al momento sono da sola, i volontari sono ben accetti!
Vi lascio ora alla lettura, come sempre l'avvertimento: ricordo che questa fan fiction è a tematica slash e cioè uomo x uomo. Se non gradisci, esci da questa pagina e fai finta di non averla mai aperta. Grazie!
La disgrazia dei week-end!
(Draco x Harry)
Draco chiuse lo sportello della macchina ed attivò l’allarme antifurto; osservò ancora una volta, attraverso il finestrino chiuso, il sedile posteriore quasi completamente privato della pelle nera e ricacciò per l’ennesima volta un istinto omicida.
Quei dannati mocciosi! Di chi potevano esser figli se non di quel… quel… quel Lenticchia! Pensò mentre voltandosi, cominciò a dirigersi verso l’entrata del piccolo centro commerciale; i bambini, intanto, dimenticato già l’incidente-sedile, correvano allegramente per tutto il parcheggio, rischiando cinque o sei volte di essere arrotati dalle macchine che cercavano un posto.
Malfoy, fregandosene altamente, li chiamò con tono svogliato, varcando l’entrata dalle porte automatiche; subito, l’aria fresca del luogo si fece sentire ed il biondino mostrò un’espressione soddisfatta.
Alzò lo sguardo verso l’alto, leggendo sui vari cartelli appesi con un filo di nilon al soffitto i vari nomi dei reparti, divisi in scaffali, mentre i nipoti continuavano a girargli attorno; abbigliamento, elettrodomestici, elettronica (video&audio), giocattoli, scuola, utensili, intimo, arredo, dolciumi e finalmente alimenti&bevande.
-Voi due, vedete di non combinare niente, sono stato chiaro?- intimò Draco ai fratelli, prima di dirigersi a prendere un carrello lì vicino; Tim e Will annuirono sorridendo allegramente e, prima che lo zio cominciasse a dirigersi verso il reparto delle vivande, gli si avvicinarono e dissero –Noi andiamo a vedere i nuovi giocattoli!-.
E quando Malfoy stava per ribattere, si accorse che i bambini si erano già volatilizzati; un brutto presentimento gli fece annodare lo stomaco e con espressione preoccupata, s’avviò a prendere da mangiare.
***
-Eccoci, è questo qui!- disse Tim, avviandosi tra i due scaffali ricolmi di oggetti elettronici; dietro di lui, un Will trotterellante, studiava gli oggetti attentamente.
-Che ne dici di questi? Sono piccoli e non si notano! Ed in compenso vengono tanto!- continuò il fratello maggiore indicando delle scatole quadrate grandi poco più di una mano; il più piccolo si avvicinò, osservandoli con sguardo indeciso… prima di prenderne una colonna da dieci.
-Attento! Non farli cadere altrimenti finiamo nei guai! Sono i più costosi quindi occhi aperti!- lo avvisò Tim, prendendone anche lui una decina.
Cominciarono a camminare tranquillamente per i vari reparti, evitando accuratamente quello in cui si trovava lo zio; ogni volta che incrociavano un dipendente del supermercato, cominciavano a chiacchierare tra loro, alludendo ad una quindicina di cugini a cui bisognava fare un regalo di compleanno. Quella scusa, serviva a spiegare l’enorme quantità di lettori CD che stavano trasportando.
-Ehi Tim…- bisbigliò Will guardando fisso davanti a sé -dove sono gli utensili… Guarda il carrello di quella signora… È abbastanza pieno non trovi?-
-Si…- rispose il fratello dopo un po’. -Facciamo così, appena la signora si volta, tu ti avvicini e dopo che hai fatto quello che devi fare, ti nascondi dietro quel coso rettangolare di plastica! Ma devi essere veloce ok? Intanto io ti aspetto nascosto dietro questo scaffale!-
-Ma perché devo andare io? Vacci tu no?- tentò di protestare Will, stanco di dover iniziare sempre lui le “missioni” più “pericolose”.
-No! Tu l’hai vista e tu ci vai! Muoviti!- gli rispose con tono minaccioso l’altro, andando a nascondersi dietro uno scaffale pieno di quaderni, penne e tutto ciò che concerne la scuola.
Will sbuffando cominciò ad avvicinarsi silenziosamente al carrello della signora che, dal canto suo, canticchiava a bassa voce un motivetto allegro, fermandosi poi di tanto in tanto a guardare gli utensili da cucina; uno di loro attirò particolarmente la sua attenzione, facendola allontanare dal carrello.
Il bambino, uscendo allo scoperto da dietro una colonna di grembiuli appesi a dei ganci verticalmente, approfittò subito della distrazione della donna; con passo felino s’avvicinò al carrello e ne fece scivolare “casualmente” all’interno, un lettore CD.
Fatto questo si allontanò subito, nascondendosi dietro quel coso di plastica rettangolare; la signora, tornata al carrello, non si accorse di niente e continuò a girare per il mini-centro, ignara di avere con sé una cosuccia da parecchie sterline.
Toccò la stessa identica sorte ad altri diciannove carrelli, tutti abbastanza pieni da far passare inosservata una piccola scatola grigia.
-Andiamo, alla cassa ce ne sono già cinque!- disse Tim, dopo essersi disfatto dell’ultima scatola di lettore CD; lui ed il fratello si avviarono verso il reparto dolciumi, dal quale si potevano scorgere benissimo tutte le casse.
La prima vittima si avvicinò alla numero sei, cominciando a mettere sul bancone tutti i suoi acquisti, arrivando così inevitabilmente alla scatola di lettore CD; la commessa, ignara del fatto che la vittima non sapesse da dove fosse saltata fuori, afferrò anche quella e la mise sul conto. -Fanno 145 £- disse quindi la dipendente con un sorriso.
-Ehi no, aspetti un momento!- la bloccò la signora ancora un po’ incredula. -Io non ho comprato quel lettore CD!-
-Prego?- chiese la commessa con un’espressione confusa e al contempo scettica.
-Le ho detto che non ho messo io nel mio carrello quella scatola! Quindi la levi dal mio conto!- continuò la vittima, adirandosi un po’.
-Credo che non sia possibile… Vede?- la dipendente indicò un cartello attaccato su una colonna. -La merce acquistata non si cambia, né si rimborsa!-.
-Ma le sto dicendo che quel lettore CD non è mio!-
-Ma era nel suo carrello… Non vorrà davvero farmi credere che ci è entrato da solo, vero?-
-Cos’è, fa la sarcastica adesso? Pretendo di parlare con la direzione! Non intendo pagare una cosa che non voglio!-
-Se non la voleva poteva evitare di metterla nel carrello!-
-NON SONO STATA IO!-
-Non alzi la voce, è un luogo pubblico questo!- le disse arrabbiata la commessa, alzando la cornetta di un telefono posto vicino alla cassa. -Qui cassa numero sei, una cliente richiede la sua presenza direttore!-
Intanto, alla cassa numero tre…
-Brutta arpia! Il cliente ha sempre ragione!- ringhiò la ragazza tirando i capelli della commessa.
-Tu non sei una cliente, sei una vecchia befana!- le rispose la dipendente graffiandole il viso.
La seconda vittima scavalcò il bancone e cominciò a picchiarsi con la commessa.
-Qualcuno chiami il direttore!- urlò un ragazzo che stava facendo la fila.
Cassa numero uno…
-Ma io veramente…-
-Le ho detto che non può escludere il lettore dal conto, mi dispiace!-
-Ma mia moglie si arrabbierà…-
-Bè, è la sua di moglie, non mia, veda di regolarsi lei!-
-Eh certo! È facile ignorare i problemi degli altri quando si è seduti dietro una cassa vero? VERO?- urlò la terza vittima, con voce isterica.
-Si calmi!-
-No! Non mi calmo! Ecco! È una vita che sono agli ordini di mia moglie, ma ora basta! Non mi farò comandare più da nessuno! Chiaro? CHIARO?-
-È chiaro ma…-
-Niente ma! Tutto iniziò il giorno in cui la conobbi- cominciò la terza vittima, buttando per terra tutte le cose che aveva comprato e stendendosi sul bancone, incrociando le mani sulla pancia. -Lei era bellissima ed io credevo di non avere possibilità! Capisce cosa intendo?-
-Si, capisco, però…
-No! Mi ascolti! Mi faccia finire! Dunque, un giorno mi si avvicina e mi dice…-
Cassa numero sette…
-Buttiamolegiù!-
-Ho vinto io! Quindi deve levarmi il lettore dal conto!-
-No, ho ancora una possibilità! Lei ha vinto solo due partite! E poi sasso batte forbice quindi questa è mia!-
-No, è mia, perché un sasso non può distruggere un oggetto di ferro!-
-E chi ha stabilito che le forbici sono di ferro?!-
-Andiamo, tutte le forbici sono di ferro!-
-No, ci sono anche quelle di plastica!-
-Sta tentando di imbrogliare!-
-Non è vero!-
Cassa numero due…
-Dai su… non faccia il tirchio- disse mettendo un’altra banconota da venti sul bancone. -Levi quel lettore cd dal mio conto…-
-Ma si rende conto che sta superando di gran lunga il prezzo da pagare in questo modo?!- chiese il commesso sconcertato, verso l’uomo che gli stava di fronte; quest’ultimo sbuffò scocciato e tirò fuori dalla tasca una banconota da cinquanta.
-Questa è la mia ultima offerta!-
Will e Tim ridevano a più non posso, rotolandosi sul pavimento e tenendosi la pancia che aveva cominciato a far male; le altre loro vittime, che si erano accorte della ragione delle liti alle casse, avevano frugato nel carrello e, trovato il lettore CD, erano andate di corsa a posarlo.
-Oh mio Dio…- singhiozzò a fatica Tim cercando di respirare.
-Ahaha aiutooo ahaha- Will sembrava non voler smettere di ridere e il viso diventava sempre più rosso.
***
-Piano B… Hai capito cosa devi fare Will?-
-Sì, io programmo tutte quelle là- ed indicò un qualcosa alla sua sinistra –e tu tutte le altre-.
-Esatto! E se vedi un dipendente fai il vago!-
-Che significa?- gli chiese il fratellino con espressione interrogativa.
-Fa finta di niente!- spiegò l’altro sbuffando.
I due fratelli presero direzioni opposte, attuando il loro secondo piano; ci misero all’incirca un quarto d’ora, dopodichè, si incontrarono dietro uno scaffale ben lontano dal luogo in cui avevano attuato lo scherzo, appena in tempo.
Infatti, nel reparto utensili, una sveglia cominciò a trillare a più non posso; circa una decina di secondi dopo la seguì un’altra e passato lo stesso periodo di tempo, un’altra ancora.
In breve, tutte le sveglie del reparto (quelle esposte sopra le scatole erano circa una sessantina), cominciarono a suonare, assordando tutti i clienti e facendo innervosire i bambini piccoli, che iniziarono tutti a piangere.
Il reparto utensili fu invaso quindi da un coro di sveglie e marmocchi urlanti; i dipendenti, giunti di corsa, cominciarono a spegnere le sveglie e quando ci riuscivano, un’altra prendeva il posto di quella appena azzittita.
Tim e Will si guardarono, battendo il cinque; le avevano proprio programmate alla perfezione.
Ad un certo punto, un dipendente evidentemente poco paziente, uscito fuori di testa per colpa di tutto quel rumore e della continua presa di “posizione” di altre sveglie, si avvicinò agli utensili da garage, prese un martello e cominciò a distruggere tutte le sveglie che gli capitavano sotto tiro, con il viso che diveniva sempre più rosso; brandiva “l’arma” come se fosse stato un giocattolo ed una bavetta bianca presto cominciò a colare da un angolo della bocca, accompagnato da uno sguardo folle.
-Sveglie, sveglie TANTE SVEGLIE! BASTA! SMETTETELAAA! VI AMMAZZOOO!- urlò quello cominciando a distruggere anche gli orologi ticchettanti.
Gli artefici sghignazzarono soprattutto alla vista di lui che veniva trascinato via dai suoi colleghi, legato da una lunga corda fatta di calze a rete, prese dal reparto dell’intimo, lì accanto; il “distruggi-sveglie” continuava ad urlare come un pazzo mentre frasi sconnesse gli uscivano ogni tanto dalla bocca.
-Poverino…- disse un dipendente, parlando con un altro, vicino allo scaffale dove i due bambini erano nascosti. -Aveva finito giusto la settimana scorsa di andare dallo psicologo… Sai, da quanto ho capito, ci andava per superare un trauma familiare…-
-E quale?- chiese quindi il collega.
-Sua madre è morta quando lui era piccolo. Fulminata dalla scarica elettrica di una presa. Stava regolando una sveglia digitale a corrente-.
-Aaahhh…- rispose l’altro, annuendo.
***
Draco, con una scatoletta di fagioli in mano, si guardò intorno con un’espressione confusa; ma cosa erano quelle urla? Gli pareva anche di aver sentito un “ammazzo”…
Con tutto il cuore, sperò che i suoi due nipoti, non c’entrassero nulla; non aveva intenzione di ripagare i loro danni!
***
-E ora che si fa? Eh? Eh? Eh? Eh? Eh? Eh? Eh ? Eh?-
-Will! Basta!- sbottò Tim fermandosi improvvisamente.
-Ok, scusa- rispose il fratellino con una vocina piccola piccola.
-Piuttosto, mettiti qui! Ricorda quello che devi fare chiaro?-
-Sì, uffa però, sempre io!-
-Certo che sempre tu! Sei più piccolo di me, quindi non ti vedranno! E nasconditi bene, così! E non provare a muoverti, altrimenti salta la copertura! Ricorda che devi solo parlare e che prima di farlo, devi succhiare l’aria che sta qui dentro!-.
Will lo guardò con espressione scettica. -Come si succhia l’aria?!-
Tim sbuffò, mettendogli uno strano oggetto in mano. -Fallo e basta!-
Detto questo, fece il giro dello scaffale e ci si nascose, pronto a godersi la scena.
Cinque minuti dopo, una vecchietta dall’aria gentile, si avventurò nel reparto abbigliamento con il carrello mezzo vuoto; evidentemente era giunta da poco.
Cominciò ad osservare con sguardo attento e critico i vari maglioni, cappelli di lana e cappotti; ne afferrava un lembo per tastarne la morbidezza e poi lo lasciva andare con sguardo dubbioso.
Avanzando lungo lo spazio dove vi erano appesi i cappotti, ne vide uno che attirò particolarmente la sua attenzione; lungo abbastanza da sfiorare i polpacci, era di colore nero con disegni fantasiosi sui lembi in basso e cosa più importante, aveva l’aspetto di essere molto caldo.
La nonnina si avvicinò all’indumento, afferrandone un lembo; all’improvviso, una voce acuta da cartone animato e stupida si espanse nell’aria.
-Comprami!- disse il cappotto, restando immobile.
-Comprami comprami comprami comprami!- ripeté ancora a raffica, con quella vocina scema.
La vecchietta lasciò immediatamente il cappotto, afferrando lesta qualcosa dal carrello mezzo vuoto; con mira precisa ed una forza inimmaginabile per una signora della sua età, cominciò a prendere a borsettate il povero giacchetto che dal canto uso, urlacchiava dolorante.
Will, con le lacrime agli occhi, scivolò via dall’interno del cappotto e a gatton gattoni passò tra le gambe della nonnina, tentando di scappare; quest’ultima, visto il bambino e compreso lo scherzo, si voltò e tirò con precisione pazzesca la borsetta sul capo del ragazzino, che si stava allontanando velocemente.
Fecero la stessa fine della borsa tutte le cianfrusaglie nel carrello: pacchi di biscotti, detersivi e bottiglie d’acqua; mentre la nonnina gli urlava dietro –Disgraziato! Delinquente! Come ti permetti di fare certi scherzi ad una povera signora anziana?! Mascalzone!-, Will sgusciò dietro lo scaffale dove si era nascosto il fratello, piangendo a fontana e massaggiandosi con una manina la testa, sulla quale faceva bella mostra una tumefazione.
Tim, vedendo il fratellino in quello stato, si alterò come non mai deciso a vendicarsi.
-Aspettami qui Will!- disse rivolto verso l’altro, allontanandosi in fretta.
Attraversò diversi reparti, arrivando infine a quello riguardante i cibi e le bevande; si guardò intorno furtivo, mentre avanzava tra gli scaffali, stando ben attento a non farsi scovare dallo zio che sicuramente si trovava nelle vicinanze; afferrò un po’ di roba tra succhi di frutta, bottiglie di maionese e farina.
Soddisfatto del bottino, tornò più velocemente possibile dal fratello, facendo il vago; non era cosa di tutti i giorni naturalmente, vedere un ragazzino andare in giro con tutta quella roba per un supermercato e addirittura da solo.
-Will!- disse con il fiatone. -Dov’è andata quella vecchiaccia?!-
Il fratellino, con gli occhi ancora gonfi di lacrime, indicò un reparto più addietro, quello degli elettrodomestici; l’altro, annuendo, vi si avviò, nascondendosi dietro ogni cosa per individuare la nonnina senza essere visto.
Notò che la signora s’era fermata ad osservare una lavatrice situata due posti più in là di quella dove si era nascosto lui; ghignando perfido, prese due succhi di frutta e li aprì, spargendo velocemente il liquido che vi era all’interno sul pavimento, creando una scia abbastanza lunga.
L’anziana, avanzò lentamente nella sua direzione, continuando ad osservare le varie lavatrici; mentre si avvicinava, Tim corse a gattoni dietro una lavastoviglie della fila accanto, appena in tempo per non essere visto dalla donna che, a causa delle scarpe dalle suole di cuoio, scivolò come una pattinatrice di ghiaccio “un po’ goffa” sul succo di frutta, prendendo velocità a più non posso.
Il suo urlò echeggiò gracchiante per mezzo supermercato e le persone presenti, distratte dalla sua folle scivolata verso il muro in fondo, la seguirono di corsa per tentare di aiutarla e frenarla in tempo; il carrello della vecchia fu così lasciato incustodito.
Tim quindi si avvicinò veloce come un felino al suo obiettivo e afferrò la borsa della vecchia, buttandovi dentro la farina e la maionese; chiudendo la cerniera poi, la sbatacchiò su e giù, per far sì che gli “ingredienti” si mescolassero bene.
E proprio quando la riposò nel carrello nella stessa identica posizione di prima, la nonnina si sfracellò sul muro, cadendo a terra dolorante.
***
Il pacco di cereali gli sfuggì dalle mani, cadendo a terra; un brivido percorse la schiena del biondo all’udire un urlo agghiacciante; che cazzo stava succedendo lì?!
[Continua...]