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May. 24th, 2009

Salve. Mi chiamo Neville Paciock, sono un Grifondoro e pieno di paure (3° anno).

Finalmente giunge la terza parte di questa fan fiction che, inizialmente, andava postata tutta insieme. Ma dato che sarebbe venuta una cosa troppo lunga da poter essere letta su un blog, ho deciso di spezzarla.

Come sempre, l'avvertimento per gli ignoranti: questa fan fiction è a tematica OMOSESSUALE. Se non gradisci, abbandona il sito. Grazie!

Spero vi piaccia, buona lettura!

Salve. Mi chiamo Neville Paciock, sono un Grifondoro e pieno di paure.

Hogwarts, terzo anno, 4 maggio 19XX.

Ore: 9.13 a.m.

 

Caro diario…

finalmente in questa domenica riesco a trovare un pochino di tempo per scriverti, tra una cosa e l’altra (vale a dire lo studio per gli esami che si stanno avvicinando). La minaccia del gramo e di Sirius Black sembrano essere completamente svaniti per fortuna, anche se ho la sensazione che alcuni fattacci siano stati nascosti (e che Harry sia stato coinvolto, come al solito). Ma ci credi se ti dico che non ho avuto nemmeno tempo per pensarci? Lo studio mi sta succhiando l’anima. A causa di questo, Hermione Granger è diventata il mio incubo. All’inizio ero contento che parlasse con me anche solo per spronarmi a studiare o spiegarmi degli argomenti (non avevamo mai parlato molto noi due, quindi consolidare maggiormente una conoscenza per farla divenire un’amicizia non mi sarebbe dispiaciuto). Ma questo era PRIMA. Ora vorrei solamente riuscire a scappare da quello sguardo che inchioda al tavolino non solo me, ma anche Harry, Ron, Seamus e Dean. Siamo stati fregati tutti e cinque, miseriaccia. Non ci fa alzare nemmeno per andare al bagno e giuro che l’altro giorno me la sarei fatta addosso se solo non fossi riuscito a farle pena. Eh eh, fortuna che la faccia da povero disgraziato mi viene naturale, almeno in qualcosa ho potuto sfruttarla. Anche se le mie parole possono suonare leggere, sto diventando un ansiolitico come tutti gli altri anni; l’avvicinarsi degli esami mi agita, mi rende nervoso ed ancora più goffo. Non solo mi cade tutto in continuazione, ma mi sudano in modo disgustoso le mani ed in questo periodo è più la roba a cui do fuoco rispetto a quella che riesco ad incantare correttamente. Merlino, se mi vedesse mia nonna si mangerebbe il fegato dalla vergogna (fortuna che non c’è, allora!). Comunque, non mi preoccupo di questo mio stato fisico, perché come ti ho detto, mi succede ogni anno. Piuttosto mi sarei preoccupato se fossi stato tranquillo! Troppo coraggio tutto insieme può essere fatale per i deboli (non di cuore, ma in generale) come me. L’esame che mi preoccupa di più è ovviamente quello di pozioni, il che, mi riporta inevitabilmente in mente quella lezione che Lupin ci ha fatto sui mollicci. Merlino, è stata una delle cose più umilianti di tutta la mia vita (e ce ne vuole, eh!) e se non avessi già alle spalle una collezione impressionante di figure di merda probabilmente mi sarei già suicidato. O forse non avrei avuto le palle di fare nemmeno questo. Avrei raccontato a mia nonna cos’è successo così mi avrebbe ucciso direttamente lei, risparmiandomi l’ingrato compito. Oh basta, lasciamo da parte questi toni deprimenti che proprio non mi si addicono. Di tutte le fobie che ho, proprio non mi sarei mai aspettato che la maggiore potesse prendere forma in Piton (solo a scriverne il nome un brivido freddo mi sale lungo la schiena!). Sì, sono rimasto sorpreso io stesso, dico davvero. Non riesco a vedere il professore come una persona uguale alle altre… lui ha la faccia malvagia. Veste da malvagio. Parla da malvagio. Si comporta da malvagio. È malvagio! Con quella voce melliflua che fa sembrare stia continuamente sussurrando maledizioni invece di una stupida ricetta per pozioni! Merlino che nervi! Ma parlare come un essere umano no, eh? La faccia gialla, i capelli neri e unticci, il mantello nero ed i ghigni sadici che sfodera prontamente ad ogni fallimento dei Grifondoro. Tutto in lui urla malvagità! Mi chiedo se Silente abbia battuto la testa da qualche parte, prima di assumerlo. Il professor Lupin sembra l’unico che riesca a tenergli testa ed infatti è una persona che ammiro moltissimo e mi piacerebbe diventare come lui un giorno. Come… lui. Stavo per scrivere come mio padre, ma non posso. Certe volte sono talmente assorto da… dimenticare tutto. Non dovrei dimenticare, sarebbe ingiusto e… e irrispettoso e… e non lo so che cazzo sarebbe. Forse mi dico di non dover dimenticare perché mi vergogno ad ammettere che io vorrei dimenticare, in realtà. Per un giorno, vorrei provare la sensazione di cosa significa essere un tredicenne come tutti gli altri, con un padre, una madre… sono proprio uno stupido. Invece di ringraziare per il fatto che io, in un modo o nell’altro, i genitori li ho comunque… Merlino, dovrei pensare allora a quel poveraccio di Harry. Lui sì che ha tutto il diritto di lamentarsi, non io. Ma è giusto pensare sempre agli altri? Mi sto addentrando in discorsi che non mi piacciono. Cosa stavo dicendo prima di questo? Ah, sì. La lezione sui mollicci… dopo aver lanciato quel riddikulus (o come diamine si scrive!) non so perché ma… il mio sguardo è volato immediatamente verso i Serpeverde. Anzi, so il perché: volevo dimostrargli apertamente che anche io sono in grado di fare incantesimi senza combinare pasticci se mi impegno. Che dire, diario, è stato sconcertante. Non Malfoy che mi guardava con disprezzo, quasi disgustato. Non Tiger o Goyle (devi sapere che i loro nomi vanno scritti obbligatoriamente in simbiosi) che cercavano di imitare l’espressione di Malfoy senza molto successo. E nemmeno la Parkinson, intenta a trattenere le risate. È stato lui quello che mi ha sconvolto. Zabini. Tu non ci crederai ma… appena ho posato lo sguardo su di lui, mi ha guardato e ha… sogghignato? A parte che non l’ho mai visto sogghignare, diciamo proprio non l’ho mai visto fare nient’altro che non fosse osservarmi con non sopportazione, ma… non era un sorrisetto cattivo, di questo sono quasi certo. Sembrava… divertito. Merlino, ho paura anche solo a scrivere questa parola, fa un contrasto allucinante con la persona di cui sto parlando. Mi ha guardo ed ha sorriso (no, no, ha piegato leggermente le labbra in un accenno, ecco, non esageriamo) in modo genuinamente divertito. Non era un’ilarità di scherno. Semplicemente, d i v e r t i t o. Se ripeto ancora questa parola di autorizzo a picchiarmi, diario. Tu ti starai chiedendo: un semplice sorriso è un avvenimento così importante per te?! Ebbene, sì. Sì perché da quel giorno non mi ha più guardato male. Quando per sbaglio ci incrociamo nei corridoi, o a lezione, semplicemente mi guarda e basta. Come fossi… uno qualsiasi. È un sollievo non dover più sentire il peso di quegli occhi che sembravano voler biasimare il mio essere, la mia esistenza ma… non so dirti, sembra che ora mi manchi qualcosa. Voglio dire, ogni volta che scorgevo la sua figura, sapevo cosa sarebbe successo: lui mi avrebbe notato (causa forze maggiori tipo Malfoy che non vuole lasciarmi in pace) e mi avrebbe lanciato quel suo sguardo di giudizio senza dire nulla. Era diventata una sorta di routine, di… sicurezza, nella mia vita. Una costante. Ora che non c’è più… mi sento spaesato in sua presenza, non riesco a prevederlo. E sembra che a lui nemmeno interessi, dato che non mi calcola più. Sono un povero complessato, diario. Ed anche un masochista, a quanto pare.

May. 13th, 2009

Dama Nera

Il prof mi ha chiesto se l'avevo copiata, tanto gli è piaciuta. Effettivamente penso anche io che sia la meglio riuscita delle tre. Ora che ho scritto tutte le poesie che mi servivano per il concorso, non credo ne farò altre.

Dama Nera

Fluido che gela le membra,
si tendono dita con tatto inesistente,
gli occhi smarriscono la candela.
Ti stringe tutto intorno e morbida
la viscida carezza ti implode nel cuore.
Silenziosa brancoli sognando il cielo
ma la ragione uccide le tue mire
e lentamente il buio trasmuta in bianco.
Il traslucido si gemella, limpido,
e nel culmine del sangue agitato
quella viscida carezza, ti mormora
promesse d'amore.


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Apr. 17th, 2009

Tutto è bianco.

Ecco la mia seconda poesia per il corso, un po' più lunga della precedente! Spero possa piacere =)


Avvolge il corporeo flusso,
morbido e così bollente
ma non temo e lascio
che d'alloro e di mirra mi baci.

Le braccia mirate e vibranti
attendono un solido battito,
desiderano il vuoto bruciante dell'aria.

Invisibile pienezza per gli occhi,
plasma fragile al fiorire,
tepore dove tutto svanisce,
energia che trabocca dal corpo.


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Apr. 6th, 2009

La disgrazia dei week-end!


Finalmente le tanto agognate vacanze di Pasqua! Ragazzi non mi sembra vero, sono quasi commossa; ho detto quasi perchè, OVVIAMENTE, durante questa pausa di circa una settimana, avrò non solo da studiare per scuola, ma dovrò lavorare anche sulla tesina. Il pensiero mi disgusta alquanto e non so proprio come poter addolcire la pillola, qualche suggerimento dalle vostre file? Comunque, oggi vi lascio un altro pezzetto della fan fiction comico-demenziale che ho scritto a 15 anni. So di star postando una volta ogni morte di Papa, ma se ho tempo solo quando muore lui io non posso farci niente (a meno che non mi metta a uccidere Papi ogni giorno lol).

Ricordo sempre che questa storia è a tematica omosessuale (giusto di sfondo). Se non gradite, alzate le chapet da questo live! Danke! <3

-Ma cos’è?- chiese un dipendente ad un collega, indicando una lunga scia rossa sul pavimento; l’altro alzò le spalle, scotendo la testa.

-Vediamo dove porta allora- disse l’altro, cominciando a seguire la traccia; attraversarono vari reparti, chiedendo scusa di tanto in tanto ad i clienti, per eventuali “scontri”.

Sempre più confusi e curiosi, giunsero davanti la porta del bagno; lì si fermarono, guardandosi dubbiosi.

-Che si fa?- chiese uno.

-Boh non lo so… Forse dovremmo entrare…-

-Ma io non voglio entrare. Mi puzza alquanto ‘sta cosa!-

-Anche a me. Scusa, non sono riuscito a trattenermi, mi è scappata. Sai, i fagioli di mia madre…-.

L’altro, sgranando gli occhi, fece un’espressione disgustata, assestando uno scappellotto al collega; -Idiota mi riferivo alla scia rossa! E se c’è un morto?!-

-Ma va là!- rispose quindi l’altro, massaggiandosi il punto offeso.

Facendo un profondo respiro, entrambi entrarono nel bagno, accendendo la luce che stranamente era spenta; abbassando lo sguardo sul pavimento, videro che la traccia portava ad uno dei cubicoli.

-Vai tu-

-No, perché devo andarci io?!-

-Perché se no dico al capo che la scorsa settimana ti sei fregato un pacchetto di big bubble dalla cassa tre-

-Non vale! Sei uno spione!-

-In casi straordinari come questi sì! Ora vai! Su, forza!-

-Con calma eh!- rispose il poveraccio, avvicinandosi con cautela alla porta del cubicolo, seguito dall’altro che si teneva ad una debita distanza.

Aperta la porta…

-AAAAAHHHHH- urlò quello davanti.

-AAAAAHHHHH- gridò a ruota quello dietro.

Un ragazzino, ad occhi spalancati, stava riverso vicino al w.c. con la maglietta tinta di rosso, all’altezza del petto; un coltello macchiato dello stesso liquido, stretto nell’altra mano.

I due colleghi si abbracciarono, guardando scioccati la scena. 

Uno dei due, facendosi coraggio e inghiottendo rumorosamente, si avvicinò al corpo senza vita del bambino e vi si accucciò accanto, tremante; mentre stava per allungare una mano verso il volto del cadavere, sporco anch’esso di quello che doveva essere sangue, quest’ultimo scattò in avanti, ringhiando forte e ricadendo poi indietro, inerme.

I due colleghi, spaventati a morte, scapparono a gambe levate, correndo dal direttore.

Dopo cinque minuti, i due tornarono, seguiti appunto dal loro capo che in volto aveva disegnata un’espressione scettica e molto scocciata, già dal fatto che per terra, non vi era nessuna traccia della scia  cui avevano accennato i suoi dipendenti; quello che aveva urlato per primo, aprì nuovamente la porta del cubicolo, trovandolo vuoto, lindo e pulito.

Il direttore batteva intanto impaziente il piede destro a terra, ripetutamente; avrebbe dovuto prendere dei provvedimenti.

***

-Hai visto le loro facce?- squittì Will ridendo a crepapelle, mentre il fratello annuiva, fiero di se stesso; quando ci si metteva d’impegno, era davvero un genio.

-Che stupidi, ci sono cascati in pieno! Per fortuna che siamo riusciti a ripulire tutto in tempo!-.

Il fratellino annuì soddisfatto, mentre svoltavano un angolo; -Però ora che si fa? Io mi sto già annoiando!-

-Pazienza Will, pazienza! Ora qualcosa ci inventeremo!- rispose Tim, con tono divertito, occhieggiando nuovamente i bagni.

-Credo di aver avuto un’idea! Vieni, ora ti spiego!-

***

-Etciù!-

-Ssshhh fa silenzio altrimenti ci scopriranno!-

-Scusa, ma sono… sono… sono… Etciù! Bagnato fradicio!-

-Sta zitto!!!- gli intimò per l’ultima volta il maggiore.

La porta del bagno si aprì con un cigolio, richiudendosi poi con un tonfo sordo; dei passi rimbombarono nel bagno vuoto, seguiti poco dopo da un allegro fischiettare.

Il rumore di una cintura slacciata e di una zip abbassata, accompagnarono il tutto.

Non riuscirono a non sghignazzare.

Lo sciacquone sovrastò per un attimo il fischiettio dell’uomo, che, tutto allegro, si diresse verso i rubinetti per lavarsi le mani.

Un sbadiglio interruppe la sua “melodia”, mentre poggiava il piede sul pedale in basso e spingeva…

Un cascata d’acqua lo travolse a piena bocca spalancata, infradiciandolo da capo a piedi.

L’uomo cominciò a sputacchiare a destra e sinistra, tossendo violentemente e cadendo varie volte, goffamente, sul pavimento umido.

I due fratelli si dovettero far violenza per non scoppiare a ridere.

Il povero sfortunato si alzò da terra con il sedere dolorante e uscì dritto filato dal bagno, irato più che mai.

Di vittime disgraziate ne seguirono molte; di clienti sorpresi e spaventati, alla vista di persone che uscivano fuori di testa dal bagno, ce ne furono tanti.

Donne che urlavano come cornacchie con il trucco sbavato e i capelli ammosciati e che scivolavano continuamente sui tacchi, correndo lontane del “misterioso e diabolico” w.c.

Uomini completamente infradiciati, neanche a dire avessero partecipato ad una maratona.

Nonnette con l’artrosi e colpo della strega che bestemmiavano simili a turche, mentre brandivano il bastone (o borsetta, a seconda dei casi) da passeggio a mo di spada…

Il bagno, per quel giorno, fu messo in quarantena dal direttore; strane leggende sarebbero nate sul “w.c. maledetto del centro commerciale in fondo alla strada” più comunemente conosciuto come… supermercato.

***

-Vi ho trovati final…- le parole gli morirono in gola; se lo sentiva! Se l’era sentito sin dentro le ossa! Lo sapevo, cazzo, lo sapeva! Mai una volta che non accadesse qualcosa di strano con loro, MAI! Cavolo, Dio come l’aveva saputo sin dall’inizio, anche se non sapeva bene ancora cosa!

-Che diavolo avete combinato stavolta eh?!- sbottò, cambiando tono e squadrandoli da capo a piedi come piccoli insetti svolazzanti; si mise a fare la fila alla cassa.

-Niente…- rispose vago Tim, guardandosi attorno con aria indifferente, mentre ai suoi piedi s’era formata una pozza d’acqua rosata, a causa dei vestiti macchiati di ketchup.

-Già, niente…- gli fece eco il fratellino, contribuendo ad ingigantire la pozza, con un bernoccolo in testa che faceva bella mostra di se.

Lo zio li guardò attentamente, appuntandosi di fargli un discorsetto.







 [Continua...]

Mar. 30th, 2009

Salve. Mi chiamo Neville Paciock, sono un Grifondoro e pieno di paure. (2° anno)

Eccoci qui con la seconda parte di questa fan fiction. Sono malata, ho avuto la febbre alta, ho la bronchite, il raffreddore e mal di gola quindi abbiate pietà di me e siate pazienti altrimenti verrò a sapere dove abitate e vi ucciderò tutti. Vi voglio bene <3

Come sempre, l'avvertimento per gli ignoranti: questa fan fiction è a tematica OMOSESSUALE. Se non gradisci, abbandona il sito. Grazie!

Spero vi piaccia, buona lettura!

Salve. Mi chiamo Neville Paciock, sono un Grifondoro e pieno di paure.

Hogwarts, secondo anno, 21 novembre 19XX.

Ore: 5.00 p.m.

Caro diario...

santo sia fatto chi ha inventato le vacanze di Natale (che sia stato per l'ennesima volta quel genio di Merlino? Ai posteri l'ardua sentenza!). Non ce la faccio proprio più! Ancora qualche settimana di sforzo e poi si va in vacanza! Devo dire però che qui a scuola, l'aria che tira non è molto Natalizia. Si ok, fa un freddo boia ed il parco è ricoperto di neve (e mi si stanno gelando le mani a stare seduto qui sugli scalini dell'entrata, ma almeno con questo freddo non c'è nessuno in giro e posso avere un po' di pace!) però... stanno succedendo delle cose strane ed il panico sembra aver preso possesso della maggioranza della gente. Non dovrei stare qui fuori da solo, se qualche professore mi scoprisse passerei dei guai. Da quando è successo il fattaccio, i grandi capi pretendono che andiamo tutti in giro a gruppi. Io la trovo una stupidaggine, perché se vado in giro da solo crepo solo io, se vado in giro con un altro crepiamo tutti e due. No? Perché di certo io non sono in grado di difendere me stesso, figurarsi qualcun altro. E se quel qualcun altro è impegnato a difendere me, come fa a difendere lui stesso? E se difende lui stesso, non può difendere me! Insomma, il nocciolo della questione è che alla fine il morto ci scappa comunque. Anche se, ad essere sinceri, non è esattamente così. Ah, ma che stupido, fin’ora non ti ho raccontato cosa sta accadendo: da un po’ di tempo a questa parte gira voce che ci sia una presenza oscura nella scuola che va in giro a pietrificare le persone; a dire il vero non è solo una diceria, visto che la gatta di Gazza è stata ritrovata quasi stecchita. Dopo questo avvenimento, sono capitati anche altri piccoli incidenti isolati ma il corpo docenti cerca di tenere tutto all’oscuro per non far peggiorare la situazione di panico che preme anche da parte dei genitori, ora. Mia nonna dice che essendo un Grifondoro, dovrei prendere la situazione in mano ed avere il coraggio di restare a scuola e di affrontare il responsabile nel caso dovessi incontrarlo. Io so già che l’unica cosa che riuscirei a fare, sarebbe scappare. O forse no, forse mi ritroverei ad inciampare nei miei stessi piedi per la paura… sono proprio un pappa molle. Comunque, dopo la gatta ci sono state altre vittime, io lo so perché l’ho sentito dire ad Harry che lo diceva a Ron (non so come, ma Harry sembra sapere sempre tutto di tutti, a volte mi spaventa e mi viene naturale chiedermi se sa anche quante volte va’ al bagno Piton. Sempre se quello lì ci va. Non ce lo vedrei preda di bisogni fisiologici. Bleeeah, cancella l’immagine Neville, immediatamente! Mi proibisco di pensare di nuovo una cosa del genere! Che schifo!). Comunque… per quanto le parole di mia nonna possano essere insistenti, io ho una stramaledetta paura di questa cosa, perché ho già provato la sensazione di essere pietrificato. Ti ricordi quando l’anno scorso (anno scolastico, eh) ti scrissi che avevo sorpreso Harry, Ron ed Hermione a sgattaiolare via dal dormitorio a tarda ora? Sì , proprio quello. Hermione mi ha pietrificato per impedirmi di ostacolarli. Avevo cercato di prenderli a pugni, se ben ricordi, e sono sicuro di essere parso anche molto minaccioso, ma evidentemente loro sanno essere più minacciosi di me. Che pizza. Ma questo ora non c’entra. Piuttosto mi preme molto lamentarmi delle ore di pozioni e dell’atteggiamento dei Serpeverde nei miei confronti (sì, lamentarmi, perché io non ho altri confidenti se non te, diario. Harry è una persona molto disponibile, è vero, ma sembra costantemente perso in un mondo tutto suo e non sembra esattamente il genere di persona priva di problemi. Voglio dire, conosciamo tutti le sue disgrazie ed ammorbarlo con la mia noiosa quotidianità mi farebbe sentire ancora più insignificante). Diario, se l’anno scorso, agli inizi, ero entusiasta di questa scuola ora… ora lo sono ancora, ma solo quando sono in compagnia dei miei… amici? Mi azzardo a chiamarli così. Tu non puoi capire quante umiliazioni giornaliere devo subire da quei maledetti, se ne approfittano perché sanno che non posso reagire (non so reagire) alle loro provocazioni. Stupido, goffo, ciccione ed incapace di fare anche l’incantesimo più elementare. Secondo me è stata semplicemente una grazia divina il fatto che sia riuscito a passare al secondo anno. Merlino mi vuole bene da lassù! Ma non abbastanza da impedire a Malfoy & company di rendermi ancora più complessato sul mio aspetto fisico, sulle mie capacità magiche e motorie e sulla mia intelligenza. Dici che prendo troppo in considerazione il giudizio altrui? Forse hai ragione, ma almeno il creatore mi ha donato un buon senso dell’umorismo, abbastanza da potermi permettere di sfottermi da solo e prendere tutto sul ridere (perché ci sarebbe solo da piangere). Vorrei tanto che qualcuno mi dicesse che forse è proprio questo il mio punto di forza, il fatto che anche se sono demoralizzato dentro (per tante ragioni, non solo la mia inettitudine, e tu lo sai) cerco di non darlo a vedere e mi impegno al massimo comunque. Cerco di sorridere sempre a tutti, sfrutto i miei difetti per far ridere le persone a cui voglio bene (e so che le loro risate non sono di scherno), cerco di essere disponibile, di aiutare. Forse sarei dovuto essere un Tassorosso, anche Seamus me l’ha detto ed io non sono riuscito a dargli del tutto torto. Ma ormai sono qui, sono in ballo. E allora balliamo (anzi no, meglio di no, qualcuno potrebbe farsi male!). Diario, ora torno dentro però, comincia a fare decisamente troppo freddo e non mi sento più la faccia, né le mani. Prometto che ti scriverò presto, d’accordo?

P.S. Oggi l’ho incontrato. Di nuovo. Bhè certo, avevamo pozioni, sarebbe stato impossibile non vederlo. Credo sia una persona molto strana, sai? Non parla, non si unisce ai suoi compagni quando c’è da prendere in giro qualcuno, non socializza. Non è che sto sempre a guardarlo, eh, però per una persona come me è facile notare queste cose. È facile notarle quando un gruppo di Serpeverde ti accerchia da solo in mezzo al corridoio e l’unico a non infierire è lui. Eppure credevo che lui, più di tutti, mi odiasse. Non per quello stupido episodio del primo anno, quando gli sono finito addosso (e credo che ancora non mi abbia perdonato!) ma perché ogni volta che inciampo od ogni volta che non so reagire alle cattiverie di Malfoy, mi guarda malissimo. È come se mi volesse trasmettere il suo… biasimo? Non lo so, diario. Fatto sta che mi sento fastidiosamente vulnerabile sotto quello sguardo e provo l’impulso di urlargli ‘ehi, ma chi ti dà il diritto di guardarmi così?!’. Però alla fine non lo faccio mai, ho troppa paura. Quel ragazzo mi mette ansia, nel suo perpetuo silenzio, come se agisse nell’ombra. O forse, sono solo condizionato dagli incidenti che stanno accadendo a scuola.

P.P.S. Quando si è voltato però ho avuto il coraggio di fargli un gestaccio, eh eh eh! Sono troppo forte.



 





[Continua...]


Mar. 21st, 2009

La Musa

A scuola mi sono iscritta ad un corso di poesia. Ammetto di averlo fatto soltanto per saltare alcune ore di lezione, per la poesia non ho mai avuto interesse nè credo ne svilupperò uno particolare in futuro. Il nostro insegnante è una persona avvezza al mondo della poetica, che ha pubblicato anche dei libri di poesia; per chi fosse curioso di leggerne i lavori, il suo nome è Ugo Magnanti. Tornando al nocciolo della questione, durante questi corsi mi è stato detto dal professore stesso che possiedo una particolare abilità nello scrivere poesie e che fino ad ora, sono la migliore del corso. Non ho problemi a scrivere questa cosa, anche se probabilmente sto passando per quella 'superba'; se una persona ha delle abilità non vedo perchè non dovrebbe elogiarle. E' giusto fare sempre la figura della persona modesta? Io credo di no. Credo invece, che quando si è consapevoli delle proprie abilità, si abbia il dovere di coltivarle ed anche sottolinearle, di andarne fieri insomma. Non è una questione di superbia, è una questione di 'così stanno le cose, questo è quanto'. Comunque, io non ho mai capito niente di poesie, metrica, versi, rime, niente di niente. Quando ho iniziato il corso non sapevo niente ed anche ora non so niente, perchè il professore non spiega la STRUTTURA di una poesia, ma COME scrivere una poesia, a cosa dobbiamo abbandonarci, come dovremmo scrivere. Le poesie odierne non seguono più gli schemi di una volta, quindi non è necessario rispettare tutte quelle regole poetiche che si studiano a scuola; bisogna dare giusto una certa musicalità all'andamento dei versi. Alla fine dell'anno i migliori parteciperanno ad un concorso e dovranno leggere tre poesie davanti tutta la scuola. Ecco, questo aspetto della questione mi inquieta alquanto e ho provato a ritirarmi dal corso ma Magnanti non vuole sentire scuse, desidera assolutamente che partecipi al concorso (non so neanche cosa ci sia in palio, sicuramente non soldi, ahimè). Male che vada farò leggere le mie poesie a qualcun altro. Se avessi davanti a me un pubblico maturo, in grado di comprendere il senso della manifestazione e di ciò che i partecipanti si apprestano a leggere, senza dare il via a prese in giro varie ed offese, non avrei problemi a leggere le mie poesie. Non ho paura del confronto, accetterei ben volentieri qualsiasi critica se fosse costruttiva. Ma cosa ci si può aspettare da un pubblico di fighetti che vanno dai 14 ai 18 anni? Non ho proprio la voglia di battermi per cercare di far entrare qualcosa di intelligente in quelle zucche, non ho voglia di rispondere ai loro insulti, quindi me ne lavo le mani. O almeno vorrei! A volte mi sento un'estranea in mezzo ai miei coetanei, a causa della mia maturità, del modo di pensare razionale e coerente. Qui di seguito, comunque, riporto la mia prima poesia che Magnanti ha apprezzato molto; lui dice che le poesie non hanno bisogno di un intro che ne spieghi il concetto principale, l'argomento, quindi io mi limiterò a postarla, lasciando spazio alle vostre congetture! Spero vi aggradi :)

La Musa

E' insieme al battito lampante
che scivola quasi sensuale
e sale un lamentato canto
ma come il miele invernale.
Affiora dallo stomaco
l'invincibile gioia
nello spazio blu, poi rosso
e ancora verde; conosco
l'attimo che non si afferra
quando il mio giorno
brucia con l'argento
e mi consiglia l'esistenza.


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Jan. 6th, 2009

La disgrazia dei week-end.

Oggi passo a postare il terzo pezzo della fan fiction comico-demenziale che la mia mente da adolescente in erba malata è riuscita a creare. Ho appena finito di studicchiare economia aziendale quindi non mi assumo la responsabilità di sfondoni grammaticali, scempiaggini e/o simili: sono completamente fusa, dico davvero. E' da un po' di tempo che non posto un disegno (e che non disegno) quindi ho deciso che rimedierò presto, probabilmente durante le ore di francese o di inglese: ebbene sì, domani ricomincia il calvario. Per fortuna questo per me è l'ultimo anno, dopodichè adieu, bon voyage, good bye, sayonara. Se non si è capito, non ho la minima intenzione di fare l'università nè di studiare ancora. Sbaglio? Capirò da sola i miei errori, mi pentirò e mi mangerò il fegato. Ma questo dopo, tra qualche anno. A settembre molto probabilmente partirò per Londra ad imparare la lingua. Chi vuole venire con me? Al momento sono da sola, i volontari sono ben accetti!

Vi lascio ora alla lettura, come sempre l'avvertimento: ricordo che questa fan fiction è a tematica slash e cioè  uomo x uomo. Se non gradisci, esci da questa pagina e fai finta di non averla mai aperta. Grazie!

La disgrazia dei week-end!
(Draco x Harry)

Draco chiuse lo sportello della macchina ed attivò l’allarme antifurto; osservò ancora una volta, attraverso il finestrino chiuso, il sedile posteriore quasi completamente privato della pelle nera e ricacciò per l’ennesima volta un istinto omicida.

Quei dannati mocciosi! Di chi potevano esser figli se non di quel… quel… quel Lenticchia!  Pensò mentre voltandosi, cominciò a dirigersi verso l’entrata del piccolo centro commerciale; i bambini, intanto, dimenticato già l’incidente-sedile, correvano allegramente per tutto il parcheggio, rischiando cinque o sei volte di essere arrotati dalle macchine che cercavano un posto.

Malfoy, fregandosene altamente, li chiamò con tono svogliato, varcando l’entrata dalle porte automatiche; subito, l’aria fresca del luogo si fece sentire ed il biondino mostrò un’espressione soddisfatta.

Alzò lo sguardo verso l’alto, leggendo sui vari cartelli appesi con un filo di nilon al soffitto i vari nomi dei reparti, divisi in scaffali, mentre i nipoti continuavano a girargli attorno; abbigliamento, elettrodomestici, elettronica (video&audio), giocattoli, scuola, utensili, intimo, arredo, dolciumi e finalmente alimenti&bevande.

-Voi due, vedete di non combinare niente, sono stato chiaro?- intimò Draco ai fratelli, prima di dirigersi a prendere un carrello lì vicino; Tim e Will annuirono sorridendo allegramente e, prima che lo zio cominciasse a dirigersi verso il reparto delle vivande, gli si avvicinarono e dissero –Noi andiamo a vedere i nuovi giocattoli!-.

E quando Malfoy stava per ribattere, si accorse che i bambini si erano già volatilizzati; un brutto presentimento gli fece annodare lo stomaco e con espressione preoccupata, s’avviò a prendere da mangiare.

***
-Eccoci, è questo qui!- disse Tim, avviandosi tra i due scaffali ricolmi di oggetti elettronici; dietro di lui, un Will trotterellante, studiava gli oggetti attentamente.

-Che ne dici di questi? Sono piccoli e non si notano! Ed in compenso vengono tanto!- continuò il fratello maggiore indicando delle scatole quadrate grandi poco più di una mano; il più piccolo si avvicinò, osservandoli con sguardo indeciso… prima di prenderne una colonna da dieci.

-Attento! Non farli cadere altrimenti finiamo nei guai! Sono i più costosi quindi occhi aperti!- lo avvisò Tim, prendendone anche lui una decina.

Cominciarono a camminare tranquillamente per i vari reparti, evitando accuratamente quello in cui si trovava lo zio; ogni volta che incrociavano un dipendente del supermercato, cominciavano a chiacchierare tra loro, alludendo ad una quindicina di cugini a cui bisognava fare un regalo di compleanno. Quella scusa, serviva a spiegare l’enorme quantità di lettori CD che stavano trasportando.

-Ehi Tim…- bisbigliò Will guardando fisso davanti a sé -dove sono gli utensili… Guarda il carrello di quella signora… È abbastanza pieno non trovi?-

-Si…- rispose il fratello dopo un po’. -Facciamo così, appena la signora si volta, tu ti avvicini e dopo che hai fatto quello che devi fare, ti nascondi dietro quel coso rettangolare di plastica! Ma devi essere veloce ok? Intanto io ti aspetto nascosto dietro questo scaffale!-

-Ma perché devo andare io? Vacci tu no?- tentò di protestare Will, stanco di dover iniziare sempre lui le “missioni” più “pericolose”.

-No! Tu l’hai vista e tu ci vai! Muoviti!- gli rispose con tono minaccioso l’altro, andando a nascondersi dietro uno scaffale pieno di quaderni, penne e tutto ciò che concerne la scuola.

Will sbuffando cominciò ad avvicinarsi silenziosamente al carrello della signora che, dal canto suo, canticchiava a bassa voce un motivetto allegro, fermandosi poi di tanto in tanto a guardare gli utensili da cucina; uno di loro attirò particolarmente la sua attenzione, facendola allontanare dal carrello.

Il bambino, uscendo allo scoperto da dietro una colonna di grembiuli appesi a dei ganci verticalmente, approfittò subito della distrazione della donna; con passo felino s’avvicinò al carrello e ne fece scivolare “casualmente” all’interno, un lettore CD.

Fatto questo si allontanò subito, nascondendosi dietro quel coso di plastica rettangolare; la signora, tornata al carrello, non si accorse di niente e continuò a girare per il mini-centro, ignara di avere con sé una cosuccia da parecchie sterline.

Toccò la stessa identica sorte ad altri diciannove carrelli, tutti abbastanza pieni da far passare inosservata una piccola scatola grigia.

-Andiamo, alla cassa ce ne sono già cinque!- disse Tim, dopo essersi disfatto dell’ultima scatola di lettore CD; lui ed il fratello si avviarono verso il reparto dolciumi, dal quale si potevano scorgere benissimo tutte le casse.

La prima vittima si avvicinò alla numero sei, cominciando a mettere sul bancone tutti i suoi acquisti, arrivando così inevitabilmente alla scatola di lettore CD; la commessa, ignara del fatto che la vittima non sapesse da dove fosse saltata fuori, afferrò anche quella e la mise sul conto. -Fanno 145 £- disse quindi la dipendente con un sorriso.

-Ehi no, aspetti un momento!- la bloccò la signora ancora un po’ incredula. -Io non ho comprato quel lettore CD!-

-Prego?- chiese la commessa con un’espressione confusa e al contempo scettica.

-Le ho detto che non ho messo io nel mio carrello quella scatola! Quindi la levi dal mio conto!- continuò la vittima, adirandosi un po’.

-Credo che non sia possibile… Vede?- la dipendente indicò un cartello attaccato su una colonna. -La merce acquistata non si cambia, né si rimborsa!-.

-Ma le sto dicendo che quel lettore CD non è mio!-

-Ma era nel suo carrello… Non vorrà davvero farmi credere che ci è entrato da solo, vero?-

-Cos’è, fa la sarcastica adesso? Pretendo di parlare con la direzione! Non intendo pagare una cosa che non voglio!-

-Se non la voleva poteva evitare di metterla nel carrello!-

-NON SONO STATA IO!-

-Non alzi la voce, è un luogo pubblico questo!- le disse arrabbiata la commessa, alzando la cornetta di un telefono posto vicino alla cassa. -Qui cassa numero sei, una cliente richiede la sua presenza direttore!-

Intanto, alla cassa numero tre…

-Brutta arpia! Il cliente ha sempre ragione!- ringhiò la ragazza tirando i capelli della commessa.

-Tu non sei una cliente, sei una vecchia befana!- le rispose la dipendente graffiandole il viso.

La seconda vittima scavalcò il bancone e cominciò a picchiarsi con la commessa.

-Qualcuno chiami il direttore!- urlò un ragazzo che stava facendo la fila.

Cassa numero uno…

-Ma io veramente…-

-Le ho detto che non può escludere il lettore dal conto, mi dispiace!-

-Ma mia moglie si arrabbierà…-

-Bè, è la sua di moglie, non mia, veda di regolarsi lei!-

-Eh certo! È facile ignorare i problemi degli altri quando si è seduti dietro una cassa vero? VERO?- urlò la terza vittima, con voce isterica.

-Si calmi!-

-No! Non mi calmo! Ecco! È una vita che sono agli ordini di mia moglie, ma ora basta! Non mi farò comandare più da nessuno! Chiaro? CHIARO?-

-È chiaro ma…-

-Niente ma! Tutto iniziò il giorno in cui la conobbi- cominciò la terza vittima, buttando per terra tutte le cose che aveva comprato e stendendosi sul bancone, incrociando le mani sulla pancia. -Lei era bellissima ed io credevo di non avere possibilità! Capisce cosa intendo?-

-Si, capisco, però…

 

-No! Mi ascolti! Mi faccia finire! Dunque, un giorno mi si avvicina e mi dice…-

Cassa numero sette…

-Buttiamolegiù!-

-Ho vinto io! Quindi deve levarmi il lettore dal conto!-

-No, ho ancora una possibilità! Lei ha vinto solo due partite! E poi sasso batte forbice quindi questa è mia!-

-No, è mia, perché un sasso non può distruggere un oggetto di ferro!-

-E chi ha stabilito che le forbici sono di ferro?!-

-Andiamo, tutte le forbici sono di ferro!-

-No, ci sono anche quelle di plastica!-

-Sta tentando di imbrogliare!-

-Non è vero!-

Cassa numero due…

-Dai su… non faccia il tirchio- disse mettendo un’altra banconota da venti sul bancone. -Levi quel lettore cd dal mio conto…-

-Ma si rende conto che sta superando di gran lunga il prezzo da pagare in questo modo?!- chiese il commesso sconcertato, verso l’uomo che gli stava di fronte; quest’ultimo sbuffò scocciato e tirò fuori dalla tasca una banconota da cinquanta.

-Questa è la mia ultima offerta!-

Will e Tim ridevano a più non posso, rotolandosi sul pavimento e tenendosi la pancia che aveva cominciato a far male; le altre loro vittime, che si erano accorte della ragione delle liti alle casse, avevano frugato nel carrello e, trovato il lettore CD, erano andate di corsa a posarlo.

-Oh mio Dio…- singhiozzò a fatica Tim cercando di respirare.

-Ahaha aiutooo ahaha- Will sembrava non voler smettere di ridere e il viso diventava sempre più rosso.

***

-Piano B… Hai capito cosa devi fare Will?-

-Sì, io programmo tutte quelle là- ed indicò un qualcosa alla sua sinistra –e tu tutte le altre-.

-Esatto! E se vedi un dipendente fai il vago!-

-Che significa?- gli chiese il fratellino con espressione interrogativa.

-Fa finta di niente!- spiegò l’altro sbuffando.

I due fratelli presero direzioni opposte, attuando il loro secondo piano; ci misero all’incirca un quarto d’ora, dopodichè, si incontrarono dietro uno scaffale ben lontano dal luogo in cui avevano attuato lo scherzo, appena in tempo.

Infatti, nel reparto utensili, una sveglia cominciò a trillare a più non posso; circa una decina di secondi dopo la seguì un’altra e passato lo stesso periodo di tempo, un’altra ancora.

In breve, tutte le sveglie del reparto (quelle esposte sopra le scatole erano circa una sessantina), cominciarono a suonare, assordando tutti i clienti e facendo innervosire i bambini piccoli, che iniziarono tutti a piangere.

Il reparto utensili fu invaso quindi da un coro di sveglie e marmocchi urlanti; i dipendenti, giunti di corsa, cominciarono a spegnere le sveglie e quando ci riuscivano, un’altra prendeva il posto di quella appena azzittita.

Tim e Will si guardarono, battendo il cinque; le avevano proprio programmate alla perfezione.

Ad un certo punto, un dipendente evidentemente poco paziente, uscito fuori di testa per colpa di tutto quel rumore e della continua presa di “posizione” di altre sveglie, si avvicinò agli utensili da garage, prese un martello e cominciò a distruggere tutte le sveglie che gli capitavano sotto tiro, con il viso che diveniva sempre più rosso; brandiva “l’arma” come se fosse stato un giocattolo ed una bavetta bianca presto cominciò a colare da un angolo della bocca, accompagnato da uno sguardo folle.

-Sveglie, sveglie TANTE SVEGLIE! BASTA! SMETTETELAAA! VI AMMAZZOOO!- urlò quello cominciando a distruggere anche gli orologi ticchettanti.

Gli artefici sghignazzarono soprattutto alla vista di lui che veniva trascinato via dai suoi colleghi, legato da una lunga corda fatta di calze a rete, prese dal reparto dell’intimo, lì accanto; il “distruggi-sveglie” continuava ad urlare come un pazzo mentre frasi sconnesse gli uscivano ogni tanto dalla bocca.

-Poverino…- disse un dipendente, parlando con un altro, vicino allo scaffale dove i due bambini erano nascosti. -Aveva finito giusto la settimana scorsa di andare dallo psicologo… Sai, da quanto ho capito, ci andava per superare un trauma familiare…-

-E quale?- chiese quindi il collega.

-Sua madre è morta quando lui era piccolo. Fulminata dalla scarica elettrica di una presa. Stava regolando una sveglia digitale a corrente-.

-Aaahhh…- rispose l’altro, annuendo.

***

Draco, con una scatoletta di fagioli in mano, si guardò intorno con un’espressione confusa; ma cosa erano quelle urla? Gli pareva anche di aver sentito un “ammazzo”…

Con tutto il cuore, sperò che i suoi due nipoti, non c’entrassero nulla; non aveva intenzione di ripagare i loro danni!

***
-E ora che si fa? Eh? Eh? Eh? Eh? Eh? Eh? Eh ? Eh?-

-Will! Basta!- sbottò Tim fermandosi improvvisamente.

-Ok, scusa- rispose il fratellino con una vocina piccola piccola.

-Piuttosto, mettiti qui! Ricorda quello che devi fare chiaro?-

-Sì, uffa però, sempre io!-

-Certo che sempre tu! Sei più piccolo di me, quindi non ti vedranno! E nasconditi bene, così! E non provare a muoverti, altrimenti salta la copertura! Ricorda che devi solo parlare e che prima di farlo, devi succhiare l’aria che sta qui dentro!-.

Will lo guardò con espressione scettica. -Come si succhia l’aria?!-

Tim sbuffò, mettendogli uno strano oggetto in mano. -Fallo e basta!-

Detto questo, fece il giro dello scaffale e ci si nascose, pronto a godersi la scena.

Cinque minuti dopo, una vecchietta dall’aria gentile, si avventurò nel reparto abbigliamento con il carrello mezzo vuoto; evidentemente era giunta da poco.

Cominciò ad osservare con sguardo attento e critico i vari maglioni, cappelli di lana e cappotti; ne afferrava un lembo per tastarne la morbidezza e poi lo lasciva andare con sguardo dubbioso.

Avanzando lungo lo spazio dove vi erano appesi i cappotti, ne vide uno che attirò particolarmente la sua attenzione; lungo abbastanza da sfiorare i polpacci, era di colore nero con disegni fantasiosi sui lembi in basso e cosa più importante, aveva l’aspetto di essere molto caldo.

La nonnina si avvicinò all’indumento, afferrandone un lembo; all’improvviso, una voce acuta da cartone animato e stupida si espanse nell’aria.

-Comprami!- disse il cappotto, restando immobile.

-Comprami comprami comprami comprami!- ripeté ancora a raffica, con quella vocina scema.

La vecchietta lasciò immediatamente il cappotto, afferrando lesta qualcosa dal carrello mezzo vuoto; con mira precisa ed una forza inimmaginabile per una signora della sua età, cominciò a prendere a borsettate il povero giacchetto che dal canto uso, urlacchiava dolorante.

Will, con le lacrime agli occhi, scivolò via dall’interno del cappotto e a gatton gattoni passò tra le gambe della nonnina, tentando di scappare; quest’ultima, visto il bambino e compreso lo scherzo, si voltò e tirò con precisione pazzesca la borsetta sul capo del ragazzino, che si stava allontanando velocemente.

Fecero la stessa fine della borsa tutte le cianfrusaglie nel carrello: pacchi di biscotti, detersivi e bottiglie d’acqua; mentre la nonnina gli urlava dietro –Disgraziato! Delinquente! Come ti permetti di fare certi scherzi ad una povera signora anziana?! Mascalzone!-, Will sgusciò dietro lo scaffale dove si era nascosto il fratello, piangendo a fontana e massaggiandosi con una manina la testa, sulla quale faceva bella mostra una tumefazione.

Tim, vedendo il fratellino in quello stato, si alterò come non mai deciso a vendicarsi.

-Aspettami qui Will!- disse rivolto verso l’altro, allontanandosi in fretta.

Attraversò diversi reparti, arrivando infine a quello riguardante i cibi e le bevande; si guardò intorno furtivo, mentre avanzava tra gli scaffali, stando ben attento a non farsi scovare dallo zio che sicuramente si trovava nelle vicinanze; afferrò un po’ di roba tra succhi di frutta, bottiglie di maionese e farina.

Soddisfatto del bottino, tornò più velocemente possibile dal fratello, facendo il vago; non era cosa di tutti i giorni naturalmente, vedere un ragazzino andare in giro con tutta quella roba per un supermercato e addirittura da solo.

-Will!- disse con il fiatone. -Dov’è andata quella vecchiaccia?!-

Il fratellino, con gli occhi ancora gonfi di lacrime, indicò un reparto più addietro, quello degli elettrodomestici; l’altro, annuendo, vi si avviò, nascondendosi dietro ogni cosa per individuare la nonnina senza essere visto.

Notò che la signora s’era fermata ad osservare una lavatrice situata due posti più in là di quella dove si era nascosto lui; ghignando perfido, prese due succhi di frutta e li aprì, spargendo velocemente il liquido che vi era all’interno sul pavimento, creando una scia abbastanza lunga.

L’anziana, avanzò lentamente nella sua direzione, continuando ad osservare le varie lavatrici; mentre si avvicinava, Tim corse a gattoni dietro una lavastoviglie della fila accanto, appena in tempo per non essere visto dalla donna che, a causa delle scarpe dalle suole di cuoio, scivolò come una pattinatrice di ghiaccio “un po’ goffa” sul succo di frutta, prendendo velocità a più non posso.

Il suo urlò echeggiò gracchiante per mezzo supermercato e le persone presenti, distratte dalla sua folle scivolata verso il muro in fondo, la seguirono di corsa per tentare di aiutarla e frenarla in tempo; il carrello della vecchia fu così lasciato incustodito.

Tim quindi si avvicinò veloce come un felino al suo obiettivo e afferrò la borsa della vecchia, buttandovi dentro la farina e la maionese; chiudendo la cerniera poi, la sbatacchiò su e giù, per far sì che gli “ingredienti” si mescolassero bene.

E proprio quando la riposò nel carrello nella stessa identica posizione di prima, la nonnina si sfracellò sul muro, cadendo a terra dolorante.

***

Il pacco di cereali gli sfuggì dalle mani, cadendo a terra; un brivido percorse la schiena del biondo all’udire un urlo agghiacciante; che cazzo stava succedendo lì?!










[Continua...]

 

Jan. 5th, 2009

Salve. Mi chiamo Neville Paciock, sono un Grifondoro e pieno di paure.

Salve. Eccomi qui con una nuova one-shot, la prima a diversificarsi da tutte le altre che ho scritto perchè la coppia protagonista è un'altra: Blaise/Neville. Non ho mai scritto qualcosa che non fosse una Draco/Harry quindi questa shot la considero una specie di esperimento per stesure future. Spero quindi di riuscire a comunicarvi la mia visione di questi due personaggi che non mi sono mai azzardata a toccare e che, mi sono accorta, andrebbero molto più approfonditi di quanto non pensiamo. Nel corso della Fan Fiction ho cercato di attenermi quanto più possibile alla cronologia ed agli eventi dei libri, anche se qualche piccola modifica, per questioni di coerenza, è stata inevitabile (e comunque è una cosa minima, perchè la maggior parte delle cose scritte sono reali nei libri). Mi scuso quindi se cronologicamente c'è qualche errore o simili, ho cercato di fare il possibile. Il tutto, come capirete, è visto dal punto di vista di Neville. L'altra fan fiction che sto pubblicando qui, comunque, verrà presto aggiornata mentre questa (riguardante sette anni scolastici + 1) verrà pubblicata tutta insieme perchè separata, a parer mio, non renderebbe.

Come sempre, l'avvertimento per gli ignoranti: questa fan fiction è a tematica OMOSESSUALE. Se non gradisci, abbandona il sito. Grazie!

Spero vi piaccia, buona lettura!

Salve. Mi chiamo Neville Paciock, sono un Grifondoro e pieno di paure.

Hogwarts, primo anno, 1° settembre 19XX.

Ore: 11.50 p.m.

Caro diario...

ommiddio. Sono un Grifondoro! Evviva! Qui è tutto così fantastico che... che mi sento morire e rinascere nello stesso momento. I racconti della nonna non rendono giustizia a questo luogo, neanche vagamente. Sento nella testa la sua voce che blatera e blatera come fosse un'eco lontano, parole che descrivono in maniera obiettiva il castello, le lezioni, i dormitori, le persone. Ma qui per me non c'è niente di obiettivo e la nonna si sbagliava. Non mi ero mai reso conto veramente di quanto potesse essere magica la magia, dico sul serio. Sono nato in una famiglia di maghi, è vero, ma fino a poco tempo fa (forse un anno, o due) tutti credevano (io compreso, ahimè) che fossi un magonò. Lo sai cos'è un magonò, diario? Te lo dico io: uno che è disprezzato quasi quanto (o forse peggio) di un mezzosangue (posso scriverlo perché tanto non sto offendendo nessuno in particolare, no?) e che al contrario di questi, non è in grado di usare la magia nonostante abbia origini magiche. Non trovi sia crudele? Io sì, e lo so bene perché c'ho vissuto dentro queste sensazioni. Il peso dello sguardo di mia nonna, che non faceva (e non fa) altro che paragonarmi ai miei genitori. Tuo padre, tuo padre, tuo padre. Tua madre, tua madre, tua madre. Se fossi, se avessi, se sarebbe. Bla bla bla. Io so che mia nonna mi vuole bene e che anche tutto il resto della mia famiglia me ne vuole, altrimenti mio zio non mi avrebbe fatto quello scherzo crudele per constatare finalmente, se avessi poteri o meno. Certo, buttarmi giù da una finestra del terzo piano non è stata una grande idea e ho avvertito chiaramente il mio cuore cadere preda di tre micro infarti, ma almeno la mia natura magica è riuscita a rivelare la sua esistenza per salvarmi la pellaccia. Dalla gioia mio zio mi ha comprato un rospo, si chiama Oscar. È un animale un po’ pigro, lo perdo spesso! Non sono molto sicuro che mio zio sarebbe in qualche modo intervenuto, se non fosse successo nulla e sinceramente non voglio neanche saperlo, non voglio immaginare come sarebbe potuta andare. Oh, diario, dovevi vederla mia nonna: sembrava quasi che delle scintille di gioia le uscissero dagli occhi e non mi ha mai stretto così forte tra le sue braccia ossute (ho avuto difficoltà a respirare!). Se mi impegno posso ancora ricordare l'odore polveroso del suo vestito e la fibbia della borsetta che mi bucava una costola, che storia! Comunque, ovviamente sono stato felice anche io di dimostrare a lei che non sono poi così inetto come crede. Mia nonna è buona: anche se non fa altro che criticarmi, appena è qualcun altro a farlo mi difende subito. Lei lo fa solo per spronarmi, per rendermi forte, io questo lo so. Comunque, domani iniziano le lezioni ed io devo andare a dormire, si è fatto tardi. Merlino, non vedo l'ora che inizino! Chissà quanti compagni conoscerò e quante cose imparerò! Sono molto soddisfatto dei miei compagni di stanza, uno più simpatico dell'altro! E poi c'è anche... tieniti forte diario: HARRY POTTER! Sì , proprio lui, il bambino sopravvissuto! E' stato davvero gentile con me, mi ha rivolto la parola senza che io dicessi o facessi nulla. Per me è stato molto importante, perché parlando con lui, sono riuscito a scambiare qualche parola anche con gli altri (Merlino, avevo così paura di dire qualcosa di stupido che se non ci fosse stato lui, probabilmente sarei rimasto in silenzio per tutta la cena!) Però non posso fare a meno di chiedermi... Sarò all'altezza? Mi renderò ridicolo anche qui? Sicuramente. Già questa sera ho fatto la figura dello scemo con il cappello parlante, ho dato a tutti l'impressione di esserne terrorizzato (ed effettivamente lo ero, caspita! Aveva un'aria minacciosa, ammettiamolo!) Ma non importa, sono troppo eccitato per pensarci, anche se mi sudano le mani dal nervosismo! Ma devo farmi coraggio per rendere nuovamente orgogliosa mia nonna! Grifondoro è la casa dei coraggiosi ed io so di non azzeccarci una mazza qui dentro. Ma se il cappello ha preso questa decisione, in fondo, devono esserci dei motivi. Il primo potrebbe essere che in me, ha visto qualcosa di buono (e gli sarei grato se lo facesse vedere anche al sottoscritto, cribbio). Il secondo, potrebbe essere che fosse completamente ubriaco (e non mi sento di escludere del tutto questa possibilità!). Ah, qualcuno si sta lamentando della candela accesa, credo sia Ron Weasley (o qualcosa di simile, non ho una buona memoria, eh eh). Devo proprio andare diario, buona notte!

P.S. Oggi mentre salivamo le scale, prima dello smistamento, per dirigerci in sala grande Oscar mi è sfuggito dalle mani e per cercare di riacchiapparlo sono scivolato in avanti come uno scemo. Oltre a non essere riuscito a riacciuffarlo, sono andato a sbattere contro un altro bambino; aveva la pelle come la cioccolata, un poco più alto di me e decisamente più secco. Beato lui. Lo sguardo che mi ha lanciato però, con quegli occhi neri come la notte, mi ha fatto rabbrividire e sentire una gelatina insulsa: credo che non abbia accettato molto bene le mie scuse. Non posso farci niente se sono goffo ma cercherò di stare più attento le prossime volte, ho la strana sensazione che se dovesse succedere nuovamente, mi ucciderà. Anzi, diciamo che non è una sensazione: me l'ha proprio sussurrato! Che antipatico. Fortuna che l'hanno smistato a Serpeverde!





[Continua...]

 

 


Jan. 2nd, 2009

La disgrazia dei week-end.

Ecco qui un altro pezzettino della mia vecchia fan fiction. Rileggendola, mi sento un po' in imbarazzo perchè con l'ottica di adesso, la trovo banale ed anche un po' infantile. Se mi sentisse la me stessa quindicenne che ha scritto questa storia, penso mi picchierebbe a sangue. Comunque, ho appena finito di stampare l'abbozzo della tesina che porterò all'esame: già da adesso comincio ad avere una fifa blu, ma tanto, come andrà, andrà! Perchè questo è l'ultimo anno per me, a prescindere che si risolva con una promozione o bocciatura! Non ne posso più della scuola!


Come ho già fatto, ricordo che questa fan fiction è a tematica YAOI e cioè rapporti uomo x uomo. Se non gradisci, esci da questa pagina e fai finta di non averla mai aperta. Grazie!

La disgrazia dei week-end!
(Draco x Harry)



-Dracooo, sono arrivati!- urlò aprendo una delle porte del corridoio, che ne aveva almeno sei, ed entrando in una stanza; la suddetta aveva due letti gemelli, pareti celestine, un armadio e una scrivania con accanto una libreria, il tutto poggiato alla parete opposta ai letti. 

Una cosa semplice, adatta per gli ospiti e soprattutto per i suoi due nipoti sfascia-tutto; l’ultima volta che aveva messo un vaso di fiori nella stanza era finito sul pavimento dopo neanche cinque minuti dal loro arrivo. 

Si avvicinò all’armadio e vi posò accanto i due zaini; staccò i bigliettini gialli dalle sommità e si preparò psicologicamente a leggere una lunga lista riguardante i “cosa” e “non cosa” fare. 

Ciao Harry,

sono Herm; passo subito al punto perché ho poco spazio. 

Per fortuna! Pensò il moro.

 Dunque, a pranzo non far ingozzare come tuo solito i bambini per piacere, altrimenti poi gli viene il mal di pancia. Nel caso dovesse verificarsi quest’imprevisto, ho messo la medicina nella borsa di Tim; sopra vi ho attaccato un’etichetta con su scritto a cosa serve. Dopo pranzo, Tim deve fare i compiti della scuola babbana e Will deve dormire un po’, quindi non farli uscire a giocare come tuo solito! Fai studiare tuo nipote almeno fino alle quattro, poi, puoi dargli la merenda. Niente panino alla nutella come tuo solito che d’estate fa male! Lo stesso vale per Will naturalmente! Dopo la merenda possono uscire a giocare un po’, ma verso le cinque sarebbe meglio farli rientrare per una doccia. Dopo averli lavati mettigli subito il pigiama altrimenti tenteranno di uscire nuovamente a giocare in giardino. Durante la cena non provare a dargli burrobirra come tuo solito, sono ancora troppo piccoli! Dopo aver mangiato possono guardare un po’ di tv, ma alle nove e mezza a letto! E non farli stare alzati fino alle undici come tuo solito! Spero sia tutto chiaro. 

Un bacio, Hermione. 

P.S. Ehi Harry, sono Ron… sono riuscito a fregarmi il bigliettino! Ascoltami, ignorala, è esausta poverina, non sa quel che dice! Gestisci la situazione come ti pare! Dai retta a me che sono l’uomo di famiglia, cavolo!

 P.P.S. Harry, sono Herm… ho visto quello che ha scritto quel cretino di mio marito. Non dare retta a lui! È un povero schizzato che ha bisogno di una vacanza! Ciao! 

Harry ridacchiò divertito mettendosi il biglietto in tasca; alla faccia del poco spazio! Poi, si immaginò Hermione in divisa militare che dettava ordini a destra e a manca…Mh, però… Farebbe carriera! Si disse con un sorriso. 

Due forti braccia serrate improvvisamente intorno alla sua vita lo riportarono alla realtà; il profumo forte del suo ragazzo gli fece andare la testa sulle nuove e inclinando il capo all’indietro, si appoggiò sulla sua spalla. 

-Che dice il bigliettino?- 

-Secondo te?- 

-Granger… Sempre la solita perfettina!- concluse il biondino con tono divertito. 

Restarono lì a cullarsi per un po’, beandosi di quella vicinanza; per un paio di giorni non avrebbero potuto coccolarsi più del dovuto, quindi, ne stavano approfittando. 

-Hai finito su in soffitta?- 

-Quasi… mi manca solo qualche altro scatolone-. 

-Trovato qualcosa di interessante?- 

-Nah… A parte le cianfrusaglie di scuola-. 

-Per me sono più che cianfrusaglie-. 

-Lo so, è per questo che non le ho gettate-. 

Harry sorrise e senza districarsi dall’abbraccio di Draco, si voltò e lo guardò negli occhi; -Da dove viene tutta questa bontà d’animo?- gli chiese a fior di labbra. 

L’alito caldo del moro fece scorrere un brivido lungo la schiena di Draco, che rispose maliziosamente –naturalmente io non faccio nulla gratis-. 

L’altro ridacchiò e poggiò delicatamente le sue labbra rosse e carnose su quelle rosee e sottili del biondo; gli mordicchiò con estenuante lentezza il labbro inferiore, leccando ogni tanto. 

Draco mugugnò insoddisfatto, voleva di più, lui lo sapeva, ma si divertiva a farlo patire così; in risposta, il biondino portò una mano diafana tra i capelli neri del suo ragazzo e dolcemente gli spinse di più il capo contro il suo, costringendolo ad approfondire il bacio. 

Le loro lingue si incontrarono, come già avevano fatto tante volte, solo che per loro era sempre una novità bellissima riscoprirsi; giocarono, sfiorandosi e studiando ogni singolo particolare interno della bocca del proprio amante, che ormai conoscevano a memoria. 

Le mani, senza accorgersene cominciarono ad andare per conto proprio, sfiorando uno il corpo dell’altro; il respiro iniziò a farsi più accelerato e gli istinti a risvegliarsi… 

CRASH…

Un rumore di vetri rotti riportò i due amanti alla realtà che si separarono di scatto; Harry corse per il corridoio velocemente e poi giù per le scale, fulmineo, seguito a ruota da Draco; dalla porta aperta del soggiorno, uscirono in giardino guardandosi intorno con aria preoccupata. 

-WIIILL!- chiamò Harry. 

-TIIIM!- lo imitò Draco. 

I due restarono in silenzio per un po’, cercando di cogliere un qualche rumore; in giardino sembrava non esserci nessuno! Poi, il biondo notò una cosa… 

-Hey Harry, guarda qui!- ed indicò il pianerottolo. 

Il moro seguì la direzione del dito e vide delle impronte infangate di scarpe; con sguardo confuso, lui e Draco iniziarono a seguire le impronte, che li portarono in soggiorno, poi per il corridoio d’entrata e poi in cucina. 

Lì, le impronte si fermavano davanti a due sedie; i due ragazzi alzarono lo sguardo e videro Tim e Will, in piedi sulle sedie, uno con le mani davanti alla bocca e l’altro che tentava di nascondere tre biscotti. 

Accanto alle sedie, giacevano resti di un povero barattolo che non aveva fatto niente di male a parte essere un porta biscotti, con accanto sparsi proprio quest’ultimi. 

-È stato lui!- dissero in coro i fratelli, indicandosi a vicenda. 

-Un bel modo per dirmi “Ciao zio Draco”- ironizzò il biondo, uscendo dalla cucina e dirigendosi verso lo sgabuzzino. 

Harry si avvicinò ai due nipoti e, uno per volta, li prese in braccio e li portò fuori dalla cucina, per evitare che calpestassero i vetri e i biscotti; il biondo intanto era tornato con scopa e paletta, pronto a far sparire le prove del reato. 

Avrebbe usato volentieri la bacchetta ma la casa era protetta da vari incantesimi e barriere di sicurezza, quindi, era impossibile praticare la magia lì dentro; l’avevano fatto perché, essendo Harry un Auror molto in gamba, qualcuno dei pochi Mangiamorte rimasti avrebbe potuto fargli una sorpresa in casa loro, casomai proprio mentre stavano dormendo o facendo altro… 

Mentre lui eseguiva l’ingrato compito di spazzare, il moro si mise di fronte ai due nipoti e fece passare diverse volte lo sguardo da uno all’altro -se volevate i biscotti, bastava chiedermelo…- disse poi lentamente. 

I due bambini si guardarono con espressione colpevole e dispiaciuta; non volevano di certo rompere il barattolo ma… -ma noi abbiamo paura che se poi noi te lo dicevamo tu poi lo dicevi a mamma!- sussurrò Will abbassando lo sguardo. 

-E perché avrei dovuto dirlo a vostra madre?- chiese confuso, alzando un sopracciglio, Harry. 

-Perché siccome è quasi ora di pranzo e lei ci dice sempre di non mangiare prima di pranzo…- stavolta era stato Tim a parlare, che lasciò la frase in sospeso. 

-Ragazzi, quante volte vi avrò detto che io non sono Hermione Granger?- 

-Tante- risposero in coro. 

-E quante volte vi ho ripetuto che  fosse per me potreste fare quel che cavolo vi pare?- 

-Tante- ripeterono. 

-Appunto! E siccome ora non c’è vostra madre fra i piedi…- si chinò in avanti per portare il volto davanti al loro –faremo a modo nostro!-

I fratelli guardarono lo zio spalancando gli occhi, prima che un sorriso birichino si fece spazio sulle loro labbra -zio sei mitico!- disse Will allegramente. 

-Lo so, lo so, modestamente… Ma gli autografi a dopo- scherzò lui scompigliando la sua chioma rosso fuoco. 

Draco intanto, portata a termine la missione, uscì dalla cucina per andare a posare scopa e paletta; passò accanto al gruppetto e lanciò uno sguardo severo ai due bambini, prima di sparire dietro un angolo. 

I fratelli, avendolo chiaramente notato, abbassarono gli occhi con fare drammatico; cominciarono a scuotere la testa lentamente e un sospiro uscì dalla loro bocca. 

-Bhè? Ora che c’è?- chiese il moro. 

-Zio Draco…- iniziò Will. 

-… Ce l’ha con noi ora…- terminò Tim.

-Ma no ragazzi, gli passerà, come sempre! Lo sapete che ogni volta che venite gli prende una crisi di nervi, è normale, è all’ordine del giorno! Ormai non dovreste neanche più farci caso no? Infondo lui non è molto paziente ed è abbastanza isterico, quindi…- 

E mentre Harry continuava a parlare del comportamento che il suo ragazzo assumeva quando i nipoti gli facevano visita, questi due si guardarono di sottecchi e ghignarono divertiti; sapevano che lo zio avrebbe tirato fuori quel discorso se loro gli avessero detto che si sentivano in colpa… e avevano deciso di confessarglielo proprio in un bel momento… 

La parlantina del moro fu bloccata da una cascata di acqua gelida, che gli inzuppò capelli, grembiule e camicia; il diretto interessato scosse forte la testa per scrollarsi l’acqua dai capelli e si voltò incredulo, trovandosi di fronte ad un Draco parecchio accigliato. 

-E così sarei un isterico in crisi di nervi eh… - gli sibilò muovendo minacciosamente il secchio che aveva riempito per pulire il salone e l’ingresso dalle impronte infangate. 

Harry lanciò un’occhiata infuocata ai nipoti che, ridendo sotto i baffi, li superarono e schizzarono via, lasciando sul pavimento altre impronte di fango. 

-TOGLIETEVI LE SCARPE!- urlò il biondo voltandosi verso di loro, con le guance arrossate. 

Il moro tentò di approfittare di quella distrazione per svignarsela, ma venne prontamente fermato da Draco che, afferrata da dietro la camicia del suo forse ex-ragazzo, lo tirò indietro con uno strattone; -dove credi di andare- gli sibilò minaccioso avvicinando il volto al suo e assottigliando lo sguardo. 

Me la pagheranno! Questa non la passano liscia! Pensò Harry prima di inghiottire faticosamente e cominciare a pensare ad una scusa decente. 

Intanto i due fratelli, tolte le scarpe prima di salire le scale e arrivati nella loro camera, se la ridevano come pazzi rotolandosi sul letto, mentre dal piano inferiori giungevano gli urli isterici del loro caro zietto; d’accordo, forse avevano esagerato… Ma era stato troppo divertente vedere la faccia di zio Harry perdere improvvisamente colore. 

-Ahahaha, è stato fortissimo! Hai visto zio Draco come ha cambiato espressione quando l’ha sentito parlare?- singhiozzò Tim tra le risate, la faccia tutta rossa. 

-Si, ahahaha, è così facile prendere in giro zio Harry ahahaha-. 

Entrambi avevano fatto parecchi tiri verso lo zio moro e puntualmente quest’ultimo c’era sempre cascato; ma in realtà, i due volevano un bene dell’anima al loro zio preferito, solo che ancora non se ne rendevano conto a causa della giovane età: Tim aveva otto anni e Will sei. 

Calmate le risate, scesero dal letto e avvicinatisi ai loro zaini, cominciarono a sistemare le loro cose nei cassetti; rimanevano solo tre giorni, ma adoravano mettere tutto sottosopra anche lì! Tim finì per primo di sistemare, quindi, cominciò a occuparsi della libreria, quella accanto alla scrivania. 

Prese tra le braccia cinque o sei libri e li sparse per la cameretta, alcuni aperti, altri chiusi; seguirono quella sorte altri sei libri e i rimanenti furono sistemati disordinatamente un po’ sulla scrivania e nella libreria. 

Si avvicinò al fratellino che aveva appoggiato sul letto alcune magliette e un po’ di calzini; prese gli indumenti e con espressione solenne, alzò le braccia in alto e li gettò in giro alla rinfusa, come se stesse creando qualcosa di artistico. 

Will lo guardò con rispetto e applaudì le mani soddisfatto alla fine dell’opera del fratello; anche lui avrebbe voluto saper fare disordine e caos in così poco tempo. 

Entrambi poi, si avvicinarono alla porta e, data un’ultima occhiata alla loro opera, si diressero al piano inferiore, con un paio di scarpe pulite; lì, trovarono gli zii intenti a smacchiare il pavimento… Harry con un’espressione terrorizzata e Draco incavolata. 

I fratelli si sorrisero e gli si avvicinarono, con espressioni angeliche; i due amanti alzarono lo guardo su di loro, concedendogli attenzione. 

-Zii…È l’una! Noi abbiamo fame!- disse Tim con espressione fintamente sofferente, toccandosi lo stomaco. 

-Si, è vero! Ho già brontogliato tante volte!- rincarò Will con fare da vittima innocente. 

-Will… Prima di tutto si dice brontolare… E secondo non sei tu, ma il tuo stomaco che si lamenta!- lo rimbeccò il fratello, saccente; l’altro gli lanciò uno sguardo scocciato e scrollò le spalle.    

Harry sospirò e fece per alzarsi, quando il biondino freddò l’azione sul nascere -stai comodo a pulire il pavimento amore mio. Vado io a fare la spesa, visto che ieri non siamo potuti andare!- gli disse con tono mellifluo. 

Draco si tolse il grembiule, gettandolo sul divano; guardò il moro sprezzante e senza distogliere lo sguardo dall’altro, si rivolse ai nipoti –vado di sopra a prepararmi, scendo tra poco!- detto questo, si voltò e salì le scale velocemente. 

I due fratelli si sedettero comodamente sul davano, senza apparentemente accorgersi di star schiacciando il grembiule del biondino; Harry lanciò loro un’occhiataccia e ricominciò a strofinare le mattonelle, borbottando di tanto in tanto. 

Dopo cinque minuti, Malfoy scese le scale, vestito molto semplicemente: jeans neri, camicia bianca e capelli legati in una coda bassa; il suo fidanzato lo guardò di sfuggita, costringendosi a non guardarlo nuovamente, cosa che però accadde. 

Draco ghignò soddisfatto al suo indirizzo, avvicinandosi ad un comodino; aprì il cassetto del mobile e vi tirò fuori un portafoglio blu che mise nella tasca posteriore dei pantaloni. Dopo, superando con passo volutamente lento Harry, si avvicinò al portachiavi e prese le chiavi di casa e della macchina. 

-Andiamo ragazzi- disse a quel punto il biondo, aprendo la porta. 

I due bambini scattarono in piedi e gli si avvicinarono, superandolo e cominciando a correre verso una macchina nera parcheggiata di fronte alla saracinesca chiusa di un garage; Draco, prima di uscire, si avvicinò al moro e gli si inginocchiò di fronte. 

Harry alzò lo sguardo con espressione imbronciata, facendo sorridere l’altro, divertito; il biondo si sporse un po’ in avanti e posò un bacio sulla fronte del suo ragazzo, sussurrando con un sorriso –ci vediamo dopo-. 

Alzatosi, si diresse verso la porta e uscito sul pianerottolo, la chiuse dietro di sé. 



 

Continua.

Jan. 1st, 2009

Biglietto di compleanno

Il 14 settembre 2008 ho festeggiato la mia maggiore età. Per l'occasione ho voluto fare una cosa un po' particolare, per quanto riguarda gli inviti: ho voluto mettermi alla prova per vedere se sarei stata in grado di realizzare un biglietto di invito con le mie mani. E bhè... il risultato non solo è stato sbalorditivo per gli ospiti, ma anche per me. Mi spiego: quando disegno, uso semplicemente la matita da disegno per le ombreggiature, dando una sorta di mobilità alla figura. L'idea iniziale per l'invito era la stessa, perchè sono praticamente incapace di colorare, davvero. E' una tortura e poi, sinceramente, preferisco le cose in bianco ed in nero. Mia madre, tuttavia, ha pensato che per un compleanno, qualcosa di colorato fosse decisamente più adatto ed allegro, piuttosto che una scala di grigi differenti. Ben pensando, non ho potuto darle tutti i torti e mi sono quindi ritrovata con matita, trattopen e colori (sempre rigorosamente a matita. I pennarelli uccidono i disegni; o meglio, chi non sa usare i pennarelli per colorare, ma lo fa lo stesso, uccide i disegni ed io avrei fatto parte di quella categoria). E che dire... il risultato mi ha lasciata di stucco, non è venuto poi così malvagio (anche se tuttavia, sono sempre per il bianco e nero :P). Ho deciso quindi, di pubblicarlo qui! Buon anno a tutti, gentaglia!

Biglietto di invito (Pink Girl)

Dec. 29th, 2008

La disgrazia dei week-end.

Ho scritto questa fan fitcion quando avevo più o meno... 15 anni e a quel tempo ne sono stata orgogliosa, fiera. Era la prima volta che scrivevo una cosa così lunga, e che riuscivo a portare a termine. Sì, perchè la mia pigrizia mi ha sempre impedito di scrivere fan fiction a più capitoli. Tutte le volte che ci ho provato, è andata male. Quindi ho sempre cercato di dedicarmi alle one shot. Recentemente ho capito che, il mio genere, è il comico demenziale, con uno sfondo di ironia. Se scrivo una cosa che mi diverte, allora, so di potercela fare. E non importa che il capitolo da pubblicare sia lungo due pagine o dieci. L'importante è che a me vada bene così. Il titolo di questa storia lascia un po' a desiderare, ma a quindici anni la mia preoccupazione maggiore era non fare errori ortografici. Il resto, poteva andare anche un po' storto. Ovviamente, e per rendermene conto io, ve ne renderete conto anche voi, il mio stile di scrittura ora è cambiato (spero in meglio) ma il passato non si rinnega e qui ora vi propongo qualcosa che, a suo tempo, mi ha divertita tanto.

Ah, un ulteriore avvertimento. Io scrivo Yaoi. Il che significa: rapporti uomo x uomo. Se non gradisci, in alto a destra c'è una X rossa. Clicca lì. I miei scritti vertono quasi completamente sul mondo di Harry Potter.

La disgrazia dei week-end!
(Harry x Draco, Hermione x Ron)

Ron chiuse lo sportello della macchina senza attivare l’allarme; aggirò il mezzo e si portò accanto a sua moglie, mentre lei gridava a due bambini di non correre così velocemente. 

-Lasciali stare Herm, sono bambini, è normale che corrano e che inevitabilmente si facciano male…- 

-Come ogni sacrosanta volta Ron! Sono stufa di incerottarli da capo a piedi alla fine di ogni giornata!-

Ron sorrise dolcemente e circondò la vita della giovane con le sue forti braccia, andandole a baciare delicatamente una tempia; Hermione si rilassò contro il petto forte di lui, chiuse gli occhi ed emise un pesante sospiro. 

-Dio, non vedo l’ora di partire!-

Ron ridacchiò divertito e la mora sorrise; avevano organizzato tutto nei minimi particolari, sarebbe andato tutto nel migliore dei modi! Nessuno avrebbe potuto rovinare la sua vacanza con il marito.

Intanto i due bambini, tra spintarelle e tentati sgambetti, avevano percorso tutto il vialetto di ciottoli bianchi come neve e ansimando, si fermarono davanti ad una porta in legno di ciliegio; in alto, sulla scura e a tratti chiara superficie lignea, vi era una targhetta dorata con su scritto: “Harry Potter - Draco Malfoy”. 

I due bambini si guardarono di sottecchi e poi contemporaneamente allungarono con uno scatto fulmineo un dito verso il campanello; a metà strada i diti appartenenti a mani diverse si scontrarono e i due riabbassarono velocemente la parte offesa. 

-Suono io il campanello!- 

-No, lo voglio suonare io!- 

-No! Io sono più grande perciò lo suono io!- 

-Io sono più piccolo e se non lo fai suonare a me lo dico a mamma così ti picchia!- 

-No non mi picchia perché io scappo!- 

-Tanto lei ti trova lo stesso! Fallo suonare a me!- 

-Ho detto di no!-

Il bambino più grande spinse di lato il fratellino, facendolo cadere per terra e premette il dito sul campanello più e più volte, come una litania. 

L’altro bambino si alzò in piedi, guardò il fratello più grande con rabbia e con un ruggito incavolato gli saltò addosso, aggrappandosi a lui a mo’ di scimmia causando la perdita d’equilibrio dell’altro che lasciò la presa sul campanello. 

-Lasciamiii- urlò il ragazzino cercando di scrollarsi di dosso il fratellino, che non ne voleva sapere e che anzi, strinse la presa su di lui. Hermione a quell’urlo aprì di scatto gli occhi e guardò in direzione dell’entrata della piccola villetta di mattoni marroncini; ciò che vide la fece districare dalle braccia calde del marito e dirigersi a passi veloci verso i due bambini. 

-WILLIAM!! Lascia immediatamente tuo fratello!- 

-Ma mamma!- tentò di ribattere lui -Tim mi ha buttato per terra!-

La donna assottigliò pericolosamente le palpebre e spostò lo sguardo sul figlio più grande -Thimoty, è vero quel che dice tuo fratello?-

Tim abbassò lo sguardo su Will e sussurrò malevolo –Spione!-; al che il fratellino gli rispose con un ghigno divertito. 

Hermione scosse la testa, facendo ondeggiare gentilmente i boccoli castani e si avvicinò ai due; prese William per la vita e lo tirò via dolcemente dal fratello, accarezzandogli poi amorevolmente la testa dai capelli rosso fuoco. 

Nel frattempo la porta della villetta era stata aperta e il ragazzo che ora sostava sulla soglia a braccia incrociate sorrise alla scena; Tim sbuffando aveva scostato lo sguardo dalla madre e lo aveva posato su… -ZIO HARRYYY!- il bambino, felice come non mai, si avventò sul moro che allargando le braccia lo prese appena in tempo. 

-Ehi piccoletto!- sorrise il ragazzo scompigliandogli i capelli castani. 

Hermione alzò lo sguardo dal figlio e lo posò sul suo migliore amico; l’espressione le si addolcì immediatamente e sorrise contenta. 

Ron, che era rimasto a guardare la lite dei figli da lontano, onde evitare ferite varie, aveva intanto scaricato dalla macchina i zaini dei ragazzi; poi, quando aveva visto l’amico aprire la porta si era avvicinato trasportando le borse e l’aveva salutato amichevolmente. 

-Ciao Harry…- il rosso lo studiò attentamente.

–L’influenza di Draco ti sta facendo male… ma guardati, diventi sempre più effeminato!-

Infatti il moro indossava un grembiule a fiori blu per le pulizie casalinghe e incastrato nel laccio dell’indumento vi era uno spolverino; in una mano, reggeva uno strofinaccio e un contenitore di candeggina. 

-Pulizie estive amico… Draco è di sopra a pulire la soffitta… è dall’anno scorso che non ci mettiamo piede!-

Harry ghignò divertito al pensiero del suo ragazzo alle prese con scatoloni e gingilli vari vecchi almeno quindici anni; mise giù suo “nipote” e avvicinandosi ad Hermione, la salutò con un bacio sulla guancia. 

-Vorrei abbracciarti ma c’è il rischio che sporchi il tuo bel vestito- le ammiccò lui. 

-Non fa niente Harry, va bene così- rispose la mora con un sorriso. 

Will, che fino ad allora era rimasto in silenzio si avvicinò allo “zio” e gli si mise di fronte, con uno sguardo da cucciolo bastonato e con un ditino davanti alla bocca, poggiato sulle labbra; Harry lo guardò, inarcando un sopracciglio, restando in silenzio. 

Il piccolo assottigliò lo sguardo e d’improvviso cominciò a frugare in tutte le tasche dei pantaloni del moro; Harry non resistette più e scoppiò a ridere, lasciandolo fare. 

I genitori spalancarono gli occhi sorpresi e allo stesso tempo confusi, mentre Tim, guardava con aria di sufficienza il fratello; le mani di William si infilavano furtive dappertutto, con velocità sorprendente; l’espressione concentrata poi, fu sostituita da una trionfante. 

-Evviva l’ho trovata!-; il bambino cominciò a saltellare allegramente per il pianerottolo, tenendo stretto tra le mani un lecca-lecca rossa. 

-Tu guarda quante storie per una caramella!- sbottò Tim incrociando le braccia con fare superiore. 

William si voltò verso di lui e con un sorrisetto furbo disse lentamente –È al sangue… -. 

Il fratello maggiore sgranò gli occhi, perdendo la compostezza che aveva assunto poco prima e incominciò a rincorrere il fratellino per tutto il giardino, tentando di strappargli il lecca-lecca; Ron scosse la testa divertito ed Harry continuò a ridere come un matto. 

-Piantatela tutti e due!- li sgridò Hermione alzando un dito e movendolo minacciosamente avanti e indietro -vedremo se riderai ancora quando io e Ron torneremo a prenderli, Harry!- 

-Ma dai Herm! Sono due bambini, cosa vuoi che facciano?!-

Ron e Hermione si scambiarono un’occhiata veloce e poi guardarono Harry con compassione; il moro alzò un sopracciglio e li osservò come se fossero pazzi. 

-Allora… noi andiamo eh- disse la mora incerta, torcendosi le mani. 

-Salutaci Draco, mi raccomando…- continuò il rosso, posando sul pianerottolo gli zaini, prendendo per mano la moglie e voltandosi per dirigersi verso la macchina. 

Il loro migliore amico annuì e li salutò ad alta voce, augurandogli un buon week-end; avrebbe badato bene ai suoi due nipoti, in fondo, se la intendeva alla grande con loro. 

Guardò la macchina fare retromarcia ed uscire dal vialetto, sparendo poi nella svolta di un angolo; quindi, adocchiò gli zaini dei nipoti. 

Su quello rosso vi era una T e su quello blu vi era una W; alle sommità degli zaini vi era attaccato con dello scotch un foglietto giallo ocra, sul quale probabilmente Hermione aveva scritto delle note. 

Sorridendo Harry appoggiò sul pianerottolo strofinaccio e bottiglia di candeggina; si chinò e afferrò le due borse, constatando che erano abbastanza pesanti. 

Libri! Pensò il moro scotendo la testa divertito; Hermione non sarebbe mai cambiata, sempre la solita ragazzina precisa dai capelli crespi e dallo sguardo vigile. 

Sospirò rivangando i bei vecchi tempi ed entrò in casa, lasciando la porta aperta; si diresse verso il soggiorno con mobili moderni e salì le scale che portavano al piano superiore. 

-Dracooooooo, sono arrivati!-



Continua.

A-emh. Salve.

FISRT, I WILL NOT WRITE IN ENGLISH. I'M ITALIAN, AND I'LL WRITE IN ITALIAN. I don't hate English language, I love it, by the way my mother language is Italian. Detto questo, non so proprio cosa dire. Ho avuto inizialmente l'idea di creare un sito su altervista, ma tenendo in considerazione la mia pigrizia e la mia scarsa abilità nell'html ho ritenuto fosse più semplice creare un Live Journal. Perchè? Perchè mi sono stufata di connettermi ad internet per andare a guardare il lavoro degli altri, leggere le cose degli altri, fare complimenti agli altri. Ed io? Sarà anche un pensiero egoistico, ma come le "star" hanno siti su loro, io avrò il mio su di me. Sulle cose che scrivo, che disegno, che creo al pc. Trattasi di egocentrismo? Probabile, anche se il mio obiettivo è semplicemente quello di dedicare un po' di attenzioni a me stessa, oltre che agli altri.

Mi chiamo Alessia, 18enne da settembre e vivo nei pressi di Roma, anche se l'anno prossimo andrò a Londra per studiare (e probabilmente, mi trasferirò lì). Non mi azzardo nemmeno a citare qualcosa sul mio carattere perchè potrebbero volerci ore per descrivermi, come anche pochi secondi. E' una cosa complicata che al momento, non mi va di affrontare. Chi mi seguirà in futuro su questo Live Journal, mi scoprirà poco a poco. I miei interessi sono molti e questo Live è adibito al contenimento di fan fiction, grafica e disegni.

Il titolo di questo spazio "Non sono perfetta" ed il sottotitolo "oh sì, che lo sono" vogliono dire molto ed allo stesso tempo niente, su di me. Ci sono giorni, in cui tutti ci alziamo sentendoci leoni, e giorni in cui ci alziamo sentendoci delle merde. Ninete significati nascosti o reconditi, la semplicità è essenziale agli occhi ed al cuore.

Spero di sentirvi presto, gente.

Dem

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